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sabato 27 dicembre 2014

Il Telegrafo del Baseball - 27.12.2014

Zobrist-Giants: che sia la volta buona?
Con una mossa di buon tempismo e gradita da tutto il club, i Giants hanno rifirmato con un contratto di lega minore il destro venezuelano Juan Carlos Gutiérrez.
La notizia è trapelata ieri ma si riferisce ad un accordo raggiunto prima di Natale.
Gutiérrez pertanto ritornerà come invitato a Scottsdale sperando di riuscire nuovamente a spuntare un posto nel bullpen d'inizio stagione.
Ricordo che fino alla fine di agosto scorso questo rilievo ha cotribuito in misura fattiva alla grande riuscita del bullpen dei Giants nonostante qualche fuoricampo di troppo subito. Gutiérrez dopo ferragosto ha però pagato lo scotto di un alto impiego da parte del nostro Skipper e di Rags cosicché i suoi numeri sono lievemente peggiorati, tanto quanto è bastato per utilizzarlo col contagocce fino al termine della stagione regolare per poi venire completamente accantonato durante la marcia trionfale ottobrina. Al termine della stagione Gutiérrez è stato posto nei waivers dai Giants ma invece di accettare una sua assegnazione a Sacramento nel Triplo A ha scelto di diventare agente libero.
Bentornato quindi Juan Carlos sperando di continuare il proficuo rapporto collaborativo...

Oramai è idea diffusa un po' ovunque che il mercato dei Giants sia tutto meno che concluso. Il protrarsi dell'attesa nel firmare i pezzi pregiati ancora in circolazione può essere anche una mossa tattica per fare abbassare il prezzo di costoro. James Shields rimane saldamente nel mirino di Sabes e dello Skipper anche se solamente ad inizio gennaio, se non addirittura oltre, si suppone si definirà la sua situazione che fa rima con...nuova destinazione. Un altro nome che sta circolando fortemente attorno ai Giants è quello del seconda base, ma anche esterno, Ben Zobrist che già sembrava prossimo all'arrivo all'AT&T Park lo scorso fine luglio. Zobrist è ancora sotto conratto con Tampa Bay e al termine della prossima stagione, a trentaquattro anni compiuti, diverrà agente libero. Sebbene nelle sue nove stagioni in MLB Zobrist abbia solamente disputato 66 gare nel campo sinistro, rispetto alle 331 in quello destro, è un giocatore completo che potrebbe fare molto comodo ai nostri adorati anche per dare adeguati cambi a Panik e McGehee. Bisognerà comunque vedere, in caso di definizione dell'accordo, di quali giovini del farm-system i Giants intendono privarsi tenuto conto che ad esempio Andrew Susac è blindatissimo e che quindi non si muove. Così come Kyle Crick ben difficilmente verrà ceduto.

Dopo il recente passaggio di Mark Minicozzi ai Nationals con un contratto da lega minore, quest'ultimo club ha anche firmato il nostro ex-partente del Triplo A Mitch Lively che aveva già lasciato la nostra organizzazione a metà stagione scorsa dopo l'illuminata stagione invernale nella Liga Venezolana. Una terza mossa, che mi ha lasciato francamente dispiaciuto, riguarda il mancino Dan Runzler che di ritorno dalla NPB nipponica ha optato per accordarsi con gli Arizona Diamondbacks. Considerata la sua resurrezione avvenuta con i Giants nei primi mesi del 2014, sebbene rimanendo a Fresno, v'era da ritenere che questo estroso southpaw avrebbe fatto di tutto per rientrare nei nostri ranghi.

Mancano solamente nove turni al termine della stagione regolare del decimo campionato professionistico della Liga Nicaraguense. Appena dopo l'Epifania conosceremo il nome delle tre compagini ammesse alla postemporada sebbene da diversi giorni le Ferias de San Fernando appaiano come la squadra condannata a fare da spettatrice. Ad ogni buon conto fino a quando la matematica non le condanneranno, le Ferias lotteranno per un posto al sole. Risultati del trentanovesimo turno disputato ieri, 26 dicembre: San Fernando 11, Boer 4 giocata a Managua; Chinandega 1, Rivas 10 giocata a Rivas. Classifica attuale:
.579 Rivas 22-16 (38)
.538 Chinandega 21-18
.526 Boer 20-18 (38)
.359 San Fernando 14-25

giovedì 25 dicembre 2014

Essere un Giant


Our situation is unique.
We are not a star system.
Everybody is a link in the chain.

We have had success here.

Brian Sabean
21 dicembre 2014

(nella foto Sabean e Bochy con il Warren C. Giles Trophy spettante al club che vince il pennant della National League)

sabato 20 dicembre 2014

Venerdì movimentato: rifirmato Peavy, arriva McGehee

Jacob Edwardino
E' rimbalzata ieri in piena notte Franciscana, tra giovedì e venerdì, la notizia dell'accordo biennale tra i Giants e Jake Peavy. Forse a sorpresa, forse no. Dal termine del campionato Peavy ha avuto contatti con alcuni club ma alla fine ha scelto di tornare a San Francisco dove gode dell'immutato sostegno del nostro Skipper che lo considera un elemento fondamentale per l'habitat della clubhouse aldilà dei suoi ben noti meriti agonistici. Sono ventiquattro i milioni di dollari che inghiottirà il mio Jacob Edwardino: quattro alla firma, sette nel 2014 e tredici nel 2015. Questo arrivo in teoria sistemerebbe la composizione della rotazione per la prossima stagione (Bumgarner, Cain, Peavy, Lincecum, Hudson) ma in pratica non è detta l'ultima parola. Il vice-Guru, Bobby Evans, che in questa off-season ha quasi sempre parlato anche per bocca del Guru ha infatti affermato che "il club rimane aperto ad eventuali opzioni che si presentassero per la rotazione perché il discorso non è chiuso". Il che significa che Shields e Scherzer sono ancora nel nostro mirino così come anche Hamels. Ma è molto probabile a questo punto che solamente a gennaio si possano avere schiarite e ulteriori mosse.
Nel pomeriggio californiano è invece andato prendendo piede il nome di Casey McGehee come possibile nuovo Terza Base. L'approdo di Martin Prado a Miami via Yankees ha lasciato i Marlins con un surplus di difensori dell'angolo caldo cosicché per Sabes e accoliti è stato un gioco da ragazzi orientarsi su questo robusto e produttivo Terza Base che recentemente è stato nominato quale migliore "giocatore di ritorno nella NL per il 2014" dopo avere trascorso l'anno precedente nella NPB con i Rakuten Golden Eagles con i quali ha anche vinto le Japan Series.
Casey McGehee
Non un super-fuciliere, ma uno sgobbatore piuttosto attento in difesa, McGehee dovrebbe incassare circa tremilioni e mezzo nel 2015 ovvero nel suo ultimo anno di arbitraggio salariale prima di diventare agente libero. McGehee comunque sa battere anche palle lunghe (quindi fuoricampi) ma in primis è un apparecchiatore di tavole e un battitore di contatto sebbene a Scottsdale dovrà cercare di correggere la sua attitudine a incappare con sgradita frequenza nei doppi giochi. McGehee è californiano e vedrà certamente di buon occhio il ritorno nelle natie zone e dai primi commenti emersi appare come un buon rinforzo per i Giants. Come contropartita per la cessione di McGehee i Giants hanno mandato a Miami due lanciatori destri del farm-system: il partente Kendry Flores e il rilievo Luis Castillo.
Tra Romo, Peavy e McGehee i Giants hanno utilizzato quarantatre milioni di dollari e alla luce dei centocinquanta offerti a Lester rimangono con un malloppo di circa centodieci milioni da spendere, cifra esorbitantina che potrebbero benissimo indirizzare verso un partente così come per un esterno sinistro di potenza in battuta, quest'ultima qualità ancora più necessaria ai Giants dopo che al posto di Sandoval è per l'appunto giunto McGehee.

Alcune brevi "telegrafiche"
I Giants nei giorni scorsi hanno firmato il 24enne lanciatore destro messicano Nathanael Santiago nativo della città di Puebla. Questo giocatore non ha alcuna esperienza pregressa nel sistema delle leghe minori a stelle e strisce e non si hanno informazioni di sue militanze in sodalizi messicani. Appena ne sapremo di più vi informeremo.

Richiestegli specifiche opinioni su Jung-ho Kang e su Yoan Moncada, queste le parole in risposta fornite sempre dal nostro uomo vice-Guru, Bobby Evans: "Kang l'abbiamo seguito per lungo tempo e da vicino per cui abbiamo informazioni piuttosto fresche e dettagliate. Non è proprio al primo posto delle nostre liste di gradimento per il ruolo di interbase/terza base anche se ha accumulato in questi anni numeri molto interessanti nella lega coreana. Moncada è un talento di grandissima qualità che nei primi mesi del prossimo anno attirerà certamente l'interesse di almeno una dozzina di club. I Giants lo stanno seguendo e parteciperanno all'offerta per accaparrarselo".

Ridda di notizie di mercato a parte, ieri ha lasciato il segno la lettura della cifra di pensione che incamererà annualmente Bud Selig dalla Major League: sei milioni di dollari ovvero cinquecentomila dollari al mese. C'è chi ha già storto il naso sostenendo che questa cifra sarà intascata dall'ex-Commissioner senza fare alcunchè a mo, quindi, di vitalizio per benemerenza. Come sempre si tratta di come volere vedere il bicchiere: se mezzo pieno o mezzo vuoto. In vent'anni di incarico da Commissioner quest'oramai ottantenne ebreo, nativo di Milwaukee e d'origine tedesca, ha saputo portare il baseball della MLB a dei livelli di funzionalità e di qualità economica mai attinti in precedenza grazie ad una politica del consenso strabiliante, frutto di una genialità operativa davvero inusitata.

sabato 15 novembre 2014

La stagione (leggendaria) che è stata: la rotazione e affini

Con questo pezzo si conclude l'analisi dei quarantasette giocatori che hanno difeso l'uniforme dei Giants in questo 2014.
Ho appositamente tenuto per ultimo l'argomento odierno, ovvero la rotazione, perché la ritengo l'assoluto punto di partenza nonché le fondamenta su cui iniziare a costruire sempre una stagione agonistica.
Per i Giants quest'idea vale all'ennesima potenza perché la sua filosofia dominante, per fortuna, è pitching & defence e i tre trionfi ottenuti in questo lustro ne sono la prova più meravigliosamente meravigliosa.

Prima di scrivere dei sette lanciatori oggetto del presente post ritengo doveroso anticipare che l'orientamento delle parole che vado a scrivere parte dal presupposto che per la stagione 2015 ai Giants servano DUE NUOVI PARTENTI per cui ritengo che al momento, in chiave di prospettiva, siano soltanto tre i lanciatori che vadano inseriti nella nuova rotazione. E leggerete il perché del mio pensiero.

Sono sette i lanciatori che nel corso del 2014 hanno ricoperto il ruolo di partenti.
Tra questi, a mio modo di vedere, tre torneranno in rotazione anche nel 2015 laddove i due posti residui vanno rimpinguati con nuova linfa.
Alcuni giorni fa, esattamente nel mio editoriale "Giants Talk" del 4 novembre, ho scritto di come il solido destro ora agente libero James Shields possa essere una delle pedine necessarie per la nostra rotazione del prossimo anno. Per il secondo posto vacante i nomi che scrivo sono solo due: Cliff Lee o Cole Hamels. Il primo lo preferisco al secondo anche se ha già trentasei anni. Lee ha vissuto un 2014 pieno di acciacchi inusuali per lui: se recupererà e tornerà in piena forma allora sarà un'arma formidabile: costo del suo ultimo anno in casacca Phillies (ovvero il 2015), 24 milioni di dollari. In caso Lee non fosse fisicamente a posto mi rivolgerei a Cole Hamels: anche lui come Lee è mancino, anche lui come Lee guadagna ogni stagione 24 milioni di dollari. Ma nel caso di Hamels il contratto con i Phillies scadrà al termine del 2018.

I tre sicuri cavalli di ritorno: Bumgarner, Cain e Hudson

Madison Bumgarner
Vabbè qui si fa presto a scrivere di questo giocatore.
Abbiamo tutti quanti sotto gli occhi cosa ha fatto sia in stagione regolare che durante la post-season tanto che Matt Cain al termine delle World Series ha affermato "per diversi giorni ho pensato che Madison non avesse nemmeno un cuore tanto è perfetto".
Ha venticinque anni, ha una ferocia agonistica unita a una freddezza d'esecuzione fantastica ed un'etica del lavoro e dell'impegno che mutua dalla sua gioventù di allevatore nel Nord Carolina dove è titolare di una fattoria che cura con grande passione e dovizia di attenzioni. E' stato IN ASSOLUTO il lanciatore più decisivo di tutta la stagione 2014 in tutta la Major League come milioni e milioni di occhi hanno potuto testimoniare. Solamente la stupidità e la cecità di gente mediocre gli impedirà di vedersi premiato con il Cy Young Award 2014 della National League, riconoscimento che troppo spesso si basa sul freddo computo di cifre e numeri quasi che a compilarli sul diamante fossero automi e invenzioni dal cuore di silicio e non esseri umani in carne ed ossa. Quindi come se il fattore umano non facesse parte del gioco del Baseball (una domanda a tal proposito: vi dice niente il nome del signor Ted Williams?).
Il futuro, se in salute, gli può solamente riservare ulteriore gloria. Per ancora un lustro le sue azioni dovrebbero essere decisamente in crescita.

Matt Cain
La stagione appena conclusa gli ha presentato un conto amaro e frutto di un'attesa forse un po' troppo prolungata. I fastidi alla caviglia e i micro-pezzetti ossei sparsi in qua e in là nel braccio destro lo stavano già infastidendo da un paio d'anni, compreso il 2012. Queste problematiche sono andate via via aggravandosi nel 2013 fino a diventare non più arginabili nel corso del 2014. I Giants sono stati molto abili nel fermarlo quando andava fermato così da dargli il Tempo di potere rieducare gli arti operati con tutta la calma possibile sì da ri-presentarsi a Scottsdale nel prossimo febbraio con le carte in regola per riprendere il posto in rotazione. Capiremo soltanto a fine inverno se potremo contare sul "Cain che conosciamo da anni". Ed è nostra viva speranza che sia proprio così.

Matt Hudson
Un po' meno di dodici milioni di dollari lo accompagneranno durante il 2015 al termine del suo accordo biennale con i Giants. Ha disputato una stagione al limite delle sue attuali condizioni: prima metà della stagione di eccellente spessore, seconda parte in calando e più facilmente colpibile. Rimane un arguto pittore di angoli della strike-zone, in questo davvero degno discepolo dell'arte di Greg-Madduxiana memoria. Ground-balls a ripetizione senza strafare sono la sua ricetta ma l'età lo rende giocoforza più prevedibile e di conseguenza ben difficilmente il Guru e accoliti investiranno su di lui oltre il 2015. Intanto ha vinto il suo primo anello delle World Series con Noi dopo averlo inseguito per tutta la carriera senza nemmeno mai lontanamente avvicinarsi alla serie finale.

Chi non farà ritorno: Vogelsong e Peavy

Ryan Vogelsong -agente libero-
Rispetto al disastro del 2013 ha certamente disputato un 2014 molto più positivo. Ma questo non basta per vedersi nuovamente rinnovato il contratto per un ulteriore anno.
Alcune gare le ha perdute per via di una difesa apparsa a tratti scialba ma non si può sempre additare l'assetto nelle basi e nel campo esterno quale giustificazione alle sue non vittorie. Vogelsong nel corso del 2014 non ha concesso grandi vantaggi agli avversari, è vero, ma generalmente uno o due peccati veniali li ha spiattellati in ogni gara, fatti non passati inosservati alle aggressive mazze altrui che lo hanno quasi sistematicamente punito o con valide pesantissime o con fuoricampi. E nella post-season il grigiore è continuato inesorabile. Vogelsong persevera nel dichiararsi pronto al rinnovo contrattuale per "terminare il lavoro ancora in sospeso" ma sa che ben difficilmente i Giants gli ri-concederanno la chance offertagli un anno fa.

Jacob Edwardino (Jake Peavy) -agente libero-
Ha una grande fetta di merito se abbiamo potuto vedere l'alba della post-season. Chiamato in un momento difficilissimo e a rimpiazzare un bastione come Matt Cain, questo folle quanto geniale chitarrista dell'Alabama è stato capace di risollevare le nostre sorti e di risollevare la sua stessa stagione in cui aveva vegetato malamente fino a quel momento a Fenway Park in mezzo a un gruppo sfilacciatosi clamorosamente in un solo trimestre nonostante il titolo vinto un anno fa. Jacob Edwardino aveva e ha ancora un debito di riconoscenza verso il Supremo per tutto il Tempo che con lui ha speso ai tempi dei Padres dove, per inciso, si aggiudicò anche un Cy Young Award. Jacob Edwardino da anni voleva ricongiungersi con Boch e appena giunto all'AT&T Park a fine luglio ha dichiarato: "per lui darei la vita". La vita e le energie le ha spese tutte fino a fine settembre. E a ottobre è stato un discreto strumento dell'ingranaggio mostrando però tutti i suoi limiti divenuti persino imbarazzanti nelle due apparizioni alle World Series. Raramente ho voluto così bene a un hurler come ho fatto con Jacob Edwardino. Ma nell'economia e nelle prospettive dei Giants non va ri-firmato.

Chi va ceduto immediatamente: Il Piccolino (Tim Lincecum)

Il Piccolino
Se ho voluto bene a Jacob Edwardino, cosa allora posso scrivere del Piccolino?
Ha avuto una stagione con saldo positivo tra vittorie e sconfitte dopo tre anni in cui ha inghiottito strani ma progressivi bocconi amari. E' riuscito in questo grazie anche ai preziosi consigli ricevuti in pre-campionato da Hudson che lo ha iniziato all'arte dell'ottenere più facili eliminazioni senza per forza ingaggiare in ogni match-up una sfida all'OK Corral. La "veloce" del Piccolino non è più quella dei Bei Tempi e il "cambio", per quanto sempre ottimo, non fa più così la differenza come una volta. In agosto il Piccolino ha incominciato ad avere un progressivo crollo quasi a segnalare l'inopportunità della sosta dovuta all'All Star Game. Sta di fatto che a settembre non si è quasi mai visto per poi fare un'apparizione furtiva, ma buona, alle World Series. Alla sfilata celebrativa lungo Market Street e sul palco davanti alla City Hall praticamente ha ignorato sia il Supremo che il Guru, sintomo che qualcosa si dev'essere incrinato irrimediabilmente. Lincecum ha ancora un anno di contratto valevole di diciassettemilioni e mezzo di dollari. In chiave futuribile sappiamo già che sarà il suo ultimo anno con Noi per cui, seppure a malincuore, suggerisco al Guru di scambiarlo subito sul mercato. Come contropartita segnalo o Cliff Lee o Cole Hamels. Il primo anno di budget aumenteremmo quindi di seimilioni e mezzo i costi (sia che arrivi Lee o Hamels) mentre dal 2016 al 2018 nel caso di Hamels avremmo un ricarico secco di 24 milioni di dollari a stagione. Sono conti che vanno fatti con grande calma e lucidità di pianificazione anche alla luce del fatto che bisognerebbe cercare, tramite la sfera di cristallo, di adivinare quali futuribili partenti ci potrà fornire il farm-system nel prossimo triennio.
Sia come sia Timothy LeRoy Lincecum va ceduto. Tenerlo come quinto partente o addirittura stabilmente nel bullpen non farebbe grande differenza.
And so the fairytale ends.

Chi deve continuare a fare ciò che fa: Yusmeiro Petit

Yusmeiro Petit
Non ho esitazioni nel definire Yusmeiro Petit quale il migliore rilievo lungo del 2014 in tutta la Major League. Non ha quasi mai fallito un rilievo a cui è stato chiamato, vedasi ad esempio la maratona di Washington dello scorso 4 ottobre in cui di fatto ha vinto una "seconda gara" risultata poi decisiva ai fini della nostra qualificazione. Da rilievo lungo sa dosare bene le forze, conosce gli avversari e garantisce serenità e calma ai compagni che lo seguiranno poco dopo andando a battere.
Ben altro discorso è invece uno Yusmeiro Petit partente, Nella stagione testé terminata ha disputato dodici gare in tale ruolo alternando belle cose ad altre negative. Soprattutto a settembre è apparso via via meno lucido rispetto ai mesi precedenti anche se fino alla fine ha sempre dato tutto ciò che aveva nel serbatoio. Per cui nel ruolo di rilievo lungo va sicuramente confermato: umile, taciturno, gran lavoratore e sobrio oltre misura per avere un sangue caliente come i tanti suoi connazionali. Ma per favore non prendetelo mai in considerazione come membro fisso della rotazione.

venerdì 14 novembre 2014

Addio skipper! (Necrologio di Alvin Dark)

Si è spento ieri, giovedì 13 novembre, all'età di novantadue anni Alvin Dark.
Fu giocatore storico dei New York Giants negli anni '50 dello scorso secolo e poi anche manager dei nostri amati San Francisco Giants.
Capitano di "quei Giants del 1951" e grande Interbase, fu figura di spicco nel baseball fino al suo ritiro alla fine degli anni '70.
Mi piace ricordarlo come manager dei nostri Giants sconfitti alle World Series del 1962. Uomo integro, di principi, a volte fin troppo ligio al dovere che il suo ruolo nel baseball gli imponeva; come quando a metà degli anni '60 si lamentò dell'eccessiva rilassatezza dei giocatori di sangue latino in forza ai Giants: ne nacque una mezza rivolta capeggiata dal focoso Cepeda prima che Mays chetasse gli animi. E solo anni dopo tra Dark e i giocatori coinvolti venne siglata la pace con reciproche ed incrociate scuse.
Infine nel 1974 fu il manager di Oakland che completò il trittico di trionfi alle World Series, naturalmente avendo diversi contrasti durante tutta la stagione con il folle padrone del club Charlie Finley.
Dark, così come successo a molti altri giocatori, sia nel gioco che nei numeri espressi dimostrò di avere le carte in regola per l'elezione nella Hall of Fame ma fino ad oggi la sua figura non è stata presa in considerazione.
Rimase famosa una sua frase pronunciata diversi anni fa: "I pensatori lenti sono anch'essi parte di questo gioco. E qualcuno di questi pensatori lenti può spedire la pallina molto lontano".
Un grande abbraccio Skipper. E riposa in pace lassù nei diamanti eterni...

Alvin Ralph Dark
7 gennaio 1922 - 13 novembre 2014

Carriera in MLB 
Da giocatore
1946-1949 Boston Braves
1950-1956 New York Giants
1956-1958 Saint Louis
1958-1959 Chicago Cubs
1960 Philadelphia
1960 Milwaukee
Gare disputate: 1828
Fuoricampi: 126
Corse battute a casa: 727
Media in battuta: .289
16 gare disputate con 1 fuoricampo e 4 corse battute a casa alle World Series (e media in battuta di .323).

Da Manager
1961-1964 San Francisco
1966-1967 Kansas City
1968-1971 Cleveland
1974-1975 Oakland
1977 San Diego

Nota personale: e se non ti capisco io, che sono un pensatore lento...

La stagione (leggendaria) che è stata: Buster Posey


Magari non ha avuto numeri scintillanti come due anni fa in cui oltre a vincere le World Series venne anche giustamente nominato MVP della National League.
Magari non avrà disputato delle World Series 2014 in maniera straordinaria.
Ma fermarsi alla prima osteria e giudicare superficialmente il signor Buster Posey è quanto di più erratico si possa fare.
Perché se vogliamo applaudire gli exploit di Madison Bumgarner e se intendiamo riempirci la bocca del terzo titolo in cinque anni vinto dai Giants, allora dobbiamo sapere che Buster Posey ne é uno dei suoi principali e più ispirati architetti ed artefici.
Su ogni lancio, su ogni linguaggio del corpo del battitore che ha davanti, su ogni battito di ciglia di un qualsiasi avversario sulle basi Posey sa come reagire. Sa cosa chiamare con i segnali e conosce quasi sempre l'antidoto che serve. Una biblioteca di conoscenza piena di informazioni atte a fermare le velleità offensive altrui a seconda della casistica che si viene a proporre. A questo si aggiunge la sua produzione mazza in mano che molto frequentemente avviene nel momento topico della gara facendo di lui esattamente quel clutch hitter che tutti vorrebbero avere all'abbisogna. Con in aggiunta una disciplina al piatto straordinaria che testimonia la qualità di lettura dei lanci in arrivo.
Uno studente del gioco, un perfezionista, un atleta altamente professionale e dotato di un'etica e di una serietà encomiabili. Un panegirico questo mio pezzo su di lui? No no signori, quanto invece la semplice e splendente realtà.
Non a caso, assieme a quello di Pence di ieri, gli ho dedicato un pezzo senza accomunarlo con altri compagni.
Se la salute l'assisterà avrà lunga vita sia da giocatore che da coach con, in fondo al cammino, un sicuro ruolo da manager.
Un gioiello. Un Giant. Una meraviglia che è già leggenda.
Signore e signori: Buster Posey!

giovedì 13 novembre 2014

La stagione (leggendaria) che è stata: Hunter Pence

Esistono giocatori che antepongono il loro interesse a qualsiasi altro fattore (ad esempio "Mr. 762"). E ci sono invece quelli che al primo posto mettono il bene della squadra in cui militano; nonostante possiedano qualità e doti tali da reclamare un posto al sole di ben altra caratura.

L'acquisizione di Hunter Pence a fine luglio 2012 ci ha portato in casa un giocatore eccezionale non solo dal punto di vista della duttilità tattica ed agonistica quanto anche dal lato umano e caratteriale.
Suoi sono oramai i leggendari talk fatti durante i momenti bui dei play-off del 2012 dove con immutato spirito battagliero esortò i compagni a non darsi mai per vinti.
Suoi sono i discorsi di peso all'interno della clubhouse in quel ruolo che oramai gli viene riconosciuto tacitamente a trecentosessata gradi: il portavoce del gruppo.
Mai sopra le righe, sempre sobrio e costruttivo. Sempre a disposizione. Ma a un patto: che il Supremo non si sogni nemmeno alla lontanissima di metterlo in panchina anche solo per una gara.
Da due stagioni consecutive Hunter Pence non manca a una singola partita dei Giants: sempre presente. Sempre "reliable" nel Campo Destro. Sempre una minaccia in battuta, lui battitore astuto ed acuto che poco concede allo spettacolo per via della sua totale adesione al pragmatismo che ha poi finito per portarci in saccoccia due World Series da quando è giunto tra noi.
A fine stagione scorsa la dirigenza gli ha rinnovato il contratto per cinque stagioni su cui spalmare novanta milioni di dollari. Un gran bel mucchio di denari. Non spesi a caso, no Signori. Orientati verso un atleta vero, verso un combattente indistruttibile, verso una pietra angolare insostituibile del nostro modo di essere Giants.
Per cui quando lo vedete sfrecciare sul suo scooter per le vie di Frisco dopo le gare, non dimenticate mai di salutarlo né di ringraziarlo.
Avrete così reso un omaggio e un tributo a un'icona immortale targata Giants.
D'altronde chi se non lui poteva coniare lo slogan "Yes, Yes, Yes"?

mercoledì 12 novembre 2014

La stagione (leggendaria) che è stata: et voilà tre rilievi straordinari

Straordinario e leggendario fuoriclasse...

Non è mistero per nessuno che Rags ed il Supremo, con il complice avallo del Guru, basino gran parte del proprio credo sul pitching e sulla difesa. Nella categoria del lancio una particolare attenzione viene sempre data al bullpen che da alcune stagioni ci permette di contare su dei fenomeni quali Affeldt, Casilla e Lopez. Ai quali il grazie di chi ama i Giants non potrà mai finire di venire espresso.

Jeremy Affeldt
Doveva riscattare un 2013 amaro che ce lo ha presentato in grave défaillance. Problemi fisici che lo hanno portato a lanciare male e, di conseguenza, a diventare prevedibile e colpibile. Strano per uno della sua pasta che sia nel 2010 che nel 2012 aveva spiattellato prestazioni sublimi. Un LOOGY (left one out guy) per di più mancino che valeva tanti dollari per quanto pesava. A Scottsdale in pre-campionato si è ri-presentato in forma non separandosi più dai tutori che indossa prima di ogni gara alle ginocchia. Ha saltato l'inizio della stagione per alcuni acciacchi minori dopodiché ha innestato la marcia giusta che lo ha riportato agli onori che merita. L'ERA e il WHIP della stagione regolare sono la più chiara testimonianza di questo ritorno alle origini culminato in una post-season da sogno che ci ha regalato la sua assoluta solidità in gara-7 delle World Series con lo straordinario rilievo immacolato di 2.1 riprese fino all'entrata in azione di Bumgarner. Buon riposo e ci ri-vediamo a Scottsdale tra qualche mese.

Santiago Casilla
L'adorazione che provo per questo destro dominicano è seconda solamente a quella che rivolgo verso il mio giocatore preferito in assoluto, Javy Lopez.
Santiago anche in questo 2014 ha percorso la strada sicura di chi ha nervi d'acciaio e sa come tenere a bada anche il più pericoloso degli avversari. In più a sorpresa si è sentito consegnare anche il ruolo di closer, o come scrivono a casa sua "cerrador", alla luce del progressivo slump di Romo. Incarico che ha svolto con immutata qualità nei lanci venendo ben raramente colpito dalle invenzioni nemiche. Forse in gara-7 delle World Series qualcuno lo avrebbe voluto vedere in campo nell'ultima frazione ma d'altronde la prestazione stellare di Bumgarner imponeva lo statu quo. Casilla, così come Affeldt e Lopez, vale tanti dollari per quanto pesa. Quando vedo lui e Javy nel bullpen provo sempre un'estrema soddisfazione nel saperli pericolosissime armi nel nostro arsenale e non in quello nemico. Adesso Santiago, assieme al più giovane fratello José (che è ancora un "sorcerer's apprentice"), se la godrà nella sua isola natia. Buone vacanze e per il prossimo ritorno a Scottsdale ricordati di chiedere per tempo il visto d'entrata sì da non ripetere la figuraccia di febbraio scorso! Ah ah ah...

Javier Lopez
Confesso che da anni è il mio giocatore preferito. E che quando leggo le sue statistiche sto sempre male. Soprattutto le pur poche volte in cui subisce anche solo una valida o cede un walk. In questo 2014 i suoi numeri sono stati peggiori rispetto all'ERA e al WHIP della scorsa stagione che furono a dir poco straordinari. Ma a trentasette primavere chiudere la stagione regolare con 3.11 e 1.33 credo non sia nemmeno tanto grave. Se Affeldt come LOOGY mi piace molto, immaginatevi cosa io provi per Javy che con il suo movimento side-arm mancino rappresenta un fattore di continuo fastidio per le minacciose mazze avversarie. Quando venne prelevato nel luglio del 2010 da Pittsburgh molti pensarono ad un movimento di mercato routinario del Guru, senza invece capire che quello specialista portoricano era in realtà un valore aggiunto importantissimo alla filosofia del bullpen che Rags e il Supremo stavano sagomando. Tanto che di lì a qualche mese fu protagonista nelle World Series ripetendosi con ancora migliore qualità due anni dopo. Quando ogni giorno leggo il tabellino (o box score) della gara dei Giants il primo nome che cerco è quello di Javier Lopez. Il suo numero di uniforme, il quarantanove, mi piace relativamente ma so che non vorrò mai vederlo sulle spalle di nessun altro Gigante. Hasta pronto hijo mio querido. Continuamos juntos hacia un futuro lleno de felicidad!

martedì 11 novembre 2014

La stagione (leggendaria) che è stata: Crawford, Sandoval e Belt

#35!
Brandon Crawford
Non è un giocatore che riscuote il consenso generale. Titolare in un ruolo delicatissimo e di grandissima responsabilità, ha tanti sostenitori quanti detrattori. Per il mio modo di gustare questo sport Crawford è un giocatore molto importante e che mi piace sapere titolare in uniforme Giant. Non un fuoriclasse in battuta, non un fuoriclasse in difesa. Ma abile quanto basta al piatto ed altrettanto abile negli spostamenti laterali in difesa e nella lettura delle azioni. Solido, sobrio, taciturno, lavoratore applicato e studioso dell'evoluzione del gioco. Ogni tanto eccolo imbarcarsi in passaggi a vuoto al piatto per poi propinarti fuoricampi pesantissimi che ti tirano fuori le castagne dal fuoco e ti danno quel genere di boccata d'ossigeno indispensabile per rifiatare adeguatamente. E' stato il migliore produttore nelle recenti World Series: un fuoricampo e ben nove corse battute a casa. Nessuno come lui. Io mi schiero senza dubbio con coloro che lo reputano un giocatore basilare nell'assetto tattico dei Nostri Adorati. Quelli come Tulowitzki piacciono a tutti, ovviamente. Ma io mi tengo ben stretto questo 27enne barbudo californiano. E per favore la gente la smetta di identificare l'uniforme numero trentacinque solamente con quella indossata da Rich Aurilia.

Pablo Sandoval
Da mesi sappiamo che il rinnovo contrattuale, da ieri è agente libero, non lo avrebbe avuto se non eventualmente nell'off-season. Ha talento da vendere e in questo 2014 la notevole dieta dimagrante, a cui si è sottoposto nello scorso inverno in patria, lo ha favorito decisamente anche come difensore dell'Esquina Caliente, ruolo che prediligo in assoluto. Il timore del management nel concedergli dollaroni a go-go da spalmare su cinque anni di contratto riguarda esclusivamente la tenuta fisica di Panda che nell'ultimo lustro lo ha parecchio zavorrato. Al termine delle recenti World Series il giocatore ha dichiarato che ovunque andrà lo farà seguendo le ragioni del cuore. Che a conti fatti noi leggiamo come: resterò in nero e arancio. Se tornerà avremo ri-acquisito un fortissimo giocatore; se non tornerà lo ricorderemo con grande piacere ed orgoglio. Personalmente non mi ha mai emozionato più di tanto. Ma la mia opinione, per fortuna, non conta una cicca.

Brandon Belt
L'altro Brandon (ad un certo punto con la presenza di Hicks ne abbiamo avuti tre in questa stagione) ha vissuto un 2014 da mezzo incubo. Prima la frattura del pollice l'ha tenuto fuori gioco due mesi, poi dopo pochi giorni dal rientro è stato colpito al capo, del tutto accidentalmente durante il riscaldamento pre-gara, da una pallina vagante. Sul momento la cosa è stata considerata di lieve entità ma nel giro di una settimana vomito e capogiri hanno urgentemente consigliato allo staff medico un'analisi più profonda presso un noto neurologo di Pittsburgh. Risultato: stop assoluto per tutto il mese di agosto e rivedibile prima di autorizzarne il ri-utilizzo agonistico. Rientrato in sordina a settembre è andato via via ri-acquisendo la titolarità in Prima Base anche se buona parte della sua potenza, unita alla lettura dei lanci, non c'era più. Dodici fuoricampi in sessantuno gare ci dicono di uno slugger che, se non infortunato, può recitare dal 2015 in poi un ruolo di grande contributo ed utilità nel mosaico offensivo dei Giants.

lunedì 10 novembre 2014

La stagione (leggendaria) che è stata: Pagan, Morse e Blanco

Lottatore indefesso...
Angel Pagan
Oramai lo conosciamo bene e sappiamo che non potrà mai disputare una stagione completa.
L'infortunio è un compagno strano e sgradito a chiunque, a maggior ragione se in ambito agonistico.
Questo è l'esterno centro portoricano Angel Pagan, un atleta validissimo ed ispiratore così importante in una clubhouse quale la Nostra. Ma in tutto questo, il termine "part-time" gioca un fattore decisivo. Solamente nel suo primo anno con Noi, il 2012, disputò l'intera stagione poi tra il 2013 e il 2014 la schiena e gli arti inferiori lo hanno perseguitato rendendocelo praticamente inutilizzabile per diversi scorci di stagione. In questo 2014 si è perso tutta la parte finale, lui che come lead-off è un tornello dolorosissimo per i lanciatori nemici e che con Scutaro ha formato un tandem "1-2" del line-up di straordinari apparecchiatori di tavola. Il suo contratto con i Giants durerà fino al termine del 2016 ed è nostra immutata speranza che le due rimanenti stagioni possano vederlo sempre più presente proprio perché quando c'è è una di quelle pedine che fa la differenza. Ci vediamo a febbraio, Caballo Loco!

Michael Morse
E' stato firmato a dicembre scorso per una stagione e col precipuo intendimento di aumentare di parecchio la potenza in battuta coincidente col ruolo di Esterno Sinistro. Già conosciuto da tempo per essere un difensore non impeccabile, questo omone ha confermato appieno le previsioni riuscendo a rimanere peraltro scevro da infortuni per la maggior parte della stagione ad eccezione del mese di settembre in cui un infortunio lo ha tenuto fuori gioco per tre settimane consecutive. Ha anche saputo sostituire più che bene in Prima Base il compagno Belt a seguito della frattura del pollice a maggio dimostrando così una duttilità interessante e non passata inosservata al coaching staff. Adesso Morse è agente libero dopo avere apportato potenza sul diamante, così come umanità e grande spirito di coesione all'interno della Nostra clubhouse. Francamente non credo tornerà in uniforme Giant per la prossima stagione anche se l'ultima parola spetterà naturalmente al Guru in base a tutta una serie di parametri che solo il management conosce.

Gregor Blanco
Il tipico esempio di chi sa ri-ciclarsi e mettercela sempre e comunque tutta. Un 2013 controverso in battuta e le critiche crescenti piovute da più parti lo hanno portato a migliorare molto del suo gioco potendo anche venire utilizzato ad Esterno Centro con accresciuta specializzazione in questo delicatissimo e probante ruolo. Ha pienamente dimostrato che necessita di assoluta regolarità in battuta così da trovare il ritmo giusto contro i lanciatori che di volta in volta affronta. Grande atleta ed agonista, giocatore intelligente e utilizzabile in qualsiasi situazione tattica. E soprattutto, sempre presente. Arrivederci a febbraio, White Shark!

domenica 9 novembre 2014

La stagione (leggendaria) che è stata: tre dei quattro petali del quadrifoglio...

In realtà in questo pezzo avrei voluto elencare e disquisire su tutti e quattro i petali del quadrifoglio da me definiti in corso di stagione ovvero Ishikawa, Panik, Susac e il mio adorato Jacob Edwardino (Peavy). Ma per quest'ultimo ho ritenuto una diversa collocazione, scrivendo di lui quando assemblerò il pezzo sulla rotazione e affini.

L'immenso Joe Panik...

Quattro sono stati i petali del quadrifoglio. Così ho battezzato gli arrivi scaglionati di Ishikawa, Panik, Susac e Peavy. Ognuno, a mio parere, ha avuto un'importanza decisiva in questa stagione sebbene Susac nei play-off abbia calpestato poche volte l'erba del diamante. Sono stati quattro giocatori scelti in momenti precisi e di grande difficoltà, quattro scelte azzeccatissime che ancora una volta ci fanno capire che razza di conoscenza straordinaria e profonda abbia il Guru (Sabean) di questo gioco e delle genti che lo pullulano agonisticamente.

Travis Ishikawa
Dopo averci lasciato nel 2011 ha incominciato a girovagare nella Major League venendo progressivamente impiegato anche nelle compagini del Triplo A delle rispettive squadre di MLB presso cui è passato. Dopo che a maggio Pittsburgh lo ha scaricato Ishikawa ha incominciato seriamente a pensare al ritiro e a cercarsi un lavoro differente col quale campare e dare da mangiare alle persone a lui care. Il fato ha voluto che l'ottimo Mark Minicozzi si fosse appena infortunato a Fresno, malanno la cui durata non appariva chiara. Cosicché il Guru ha ritenuto di riprendere in seno ai Giants il già conosciuto Ishikawa. Giocatore che non mi è mai piaciuto e che proprio a maggio con alcuni conoscenti statunitensi ritenemmo, in un commento in un forum, un acquisto di secondo piano. Con i Grizzlies questo sagace e duttile ball player ha subito mostrato un cambio di marcia importante rispetto a come lo si conosceva. Buone prestazioni sia in attacco che in difesa lo hanno portato a venire considerato quale sostituto per l'infortunato Belt. Ishikawa ha retto all'urto del rientro in MLB con la nostra uniforme finendo per incanalare una prestazione positiva dietro l'altra. Provato all'occorrenza ad Esterno Sinistro in un ruolo per lui astruso, ha saputo rispondere più che discretamente così da rimpiazzare il povero Morse che si è andato ad infortunare proprio nel momento più delicato della stagione regolare. Ai play-off Ishikawa ha poi culminato i suoi sogni più reconditi picchiando il fuoricampo da tre corse con cui abbiamo ucciso gara-5, nonché la serie, contro Saint Louis. Grazie di tutto Ishi. E chiedo umile venia per essere stato sempre un tuo detrattore.

Joe Panik
Ora qui sarebbe troppo facile passare all'incasso e scrivere "io l'avevo detto e io l'avevo scritto" magari segnalando le date tra febbraio e marzo in cui avevo scritto di questo giocatore. I numeri del 2013 ci hanno segnalato un giovine in crescita notevole sul quale potere contare progressivamente. Era ovvio che a inizio stagione non lo avremmo lanciato nell'arena col rischio di bruciarlo ma una volta preso atto che Marco(s) Scutaro non ce l'avrebbe fatta ci siamo ritrovati con l'acqua alla gola in Seconda Base tanto che a quel punto il detto "o la va o la spacca" è diventato di dominio pure nella nostra clubhouse. Arrivato in tutto silenzio e con fare dimesso, Panik è andato via via costruendosi quella solidità di cui si sapeva esserne un probabile esponente. Buoni numeri in battuta, una difesa pressoché scevra da errori, un carattere docile quanto risoluto per i momenti che servivano. Panik è stata una delle risposte allo sconfinato mondo degli idioti che ritengono che il nostro farm-system non abbia giocatori di qualità da potere inserire in prima squadra all'abbisogna. Panik è stato una scommessa azzeccata che ha restituito dividendi altissimi a chi ha investito su di lui. I risultati sono davanti agli occhi dell'intera famiglia del Baseball mondiale. E io ne sono felicissimo perché al massimo per il 2015 vedevo in lui l'erede di Scutaro. Tanto meglio quindi se già nel 2024 ha avuto la sua consacrazione.

Andrew Susac
Confesso di essermi sentito infastidito già un anno fa quando su questo giocatore leggevo sentenze tipo "è bravo ma in casacca Giant è chiuso e non ha futuro per cui è bene che i Giants lo cedano". Giudizi troppo affrettati e netti. Già nello scorso raduno primaverile di Scottsdale è apparso chiaro come Susac avesse innestato una marcia in più, sebbene la sua prima destinazione sia poi stata il Triplo A a Fresno. Chi ha voglia di andare a ritroso nel blog potrà leggere con i propri occhi come per Susac e per Panik io abbia sempre cercato di fornire informazioni sul loro andamento in uniforme Grizzly proprio perché il sentore era che prima o poi durante questo 2014 avrebbero fatto il grande salto. Nel caso di Susac le porte del grande palcoscenico si sono aperte quando i colpi ricevuti al capo e al casco da Sanchez hanno messo KO questo Backstop venezuelano. A quel punto, in estrema necessità, il Guru di concerto col Supremo ha deciso di promuoverlo a corte. E come per Panik, anche per Susac le rose sono immediatamente fiorite. Maturità nel chiamare i lanci, accortezza e disciplina al piatto e carattere da vendere sono state le doti evidenziate da questo discendente alla lontana di serbi. Al momento, in tutta onestà, non vedo come questo Ricevitore possa venire scalzato dal ruolo di vice-Posey. A Scottsdale a febbraio prossimo avremo la possibilità di ammirarlo nuovamente.

sabato 8 novembre 2014

La stagione (Leggendaria) che è stata: Machi, Romo e Perez

Juan Carlos Perez

Jean Machi
Per questo robusto rilievo si è trattato di una stagione splendida. Quella della definitiva consacrazione nel bullpen dei Giants dopo avere vissuto un 2013 molto ricco e abbondante di risposte qualitative. Ha disputato sì e no una manciata di gare grigie in cui ha subito il mestiere delle mazze nemiche ma nel complesso ha piegato sistematicamente alla sua volontà i battitori avversari. Si è di conseguenza rivelato una garanzia importante sia come rilievo medio che come set-up, spesso anche impiegato al quinto o al sesto inning. Rags e il Supremo l'hanno saputo utilizzare quando più ve n'era bisogno, alla faccia quindi della specializzazione dei ruoli che vorrebbe mantenere fissi in certe ripresi i rilievi: X per il sesto, Y per il settimo, Z set-up e W closer. E' auspicabile che in inverno si riposi per poi presentarsi adeguatamente fresco a Scottsdale. Ma si sa: mamma Liga Venezolana è una sirena che sa attirare molto bene i suoi figlioli...

Sergio Romo
In questi giorni capiremo se questo originario messicano maestro dello slider firmerà da agente libero un nuovo contratto con i Giants o se il lungo matrimonio con la nostra organizzazione giungerà al suo epilogo. Romo ha vissuto un 2014 di grande amarezza, addirittura finendo per perdere l'incarico di closer. In un momento delicatissimo della nostra stagione regolare Sergio ha fallito alcune salvezze risultate in conseguenti sconfitte dolorosissime e questo in buona parte per via della prevedibilità del suo arsenale di lancio che pure a Scottsdale in primavera aveva già cercato di incominciare ad arricchire. Personalmente non lo ri-firmerei in quanto mi sembra il lanciatore meno qualitativamente dotato nel nostro bullpen e oramai in buona parte prevedibile dagli avversari. Ma si sa: io sono un bancario e Sabean, Rags e il Supremo vivono di Baseball da quarant'anni a questa parte...

Juan Carlos Perez
Altri al suo posto forse si sarebbero stufati. Chiedendo magari di venire ri-lasciati.
Per questo strepitoso atleta dominicano quest'idea non si è mai manifestata sebbene anche in questo 2014 abbia continuato a fare l'andirivieni tra San Francisco e Fresno in diverse, forse troppe, occasioni. Nel Triplo A ha giocato alla grande così da inviare segnali subliminali al Supremo: ecco, io ci sono. Chiamatemi quando avete bisogno. L'infortunio prematuro di Pagan ha ulteriormente accelerato i tempi del suo ritorno che per il resto della stagione è stato molto proficuo se si eccettua la presenza al piatto discontinua e che l'ha ovviamente finito per penalizzare in quanto Perez è un altro di quei ball players che necessita presenza continua in battuta al fine di trovare il giusto ritmo. Se non altro alle World Series ha prodotto tre corse battute a casa di cui due importantissime in gara-5 dove solo alcuni dispettosi millimetri l'hanno privato di un meritatissimo fuoricampo che sarebbe valso ben tre corse. Difensore indefesso. Lo attendiamo a Scottsdale a febbraio prossimo.

venerdì 7 novembre 2014

La stagione (leggendaria) che è stata: Arias, Adrianza e Duffy

Joaquin Arias
Joaquin Arias
La duttilità di questo dominicano è oramai proverbiale e il Supremo non fa mistero di quanto vi sia affezionato. Difensore esperto e attentissimo su cui si può sempre contare, Arias paga in battuta la non regolare presenza al piatto. In questo 2014 però è riuscito a ripetere le stesse buone statistiche dell'anno prima confermando che ha ancora margini di miglioramento. Non assurge quasi mai agli onori della cronaca ma svolge un lavoro oscuro ed estremamente redditizio. Già fin da ora proiettato a reclamare nuovamente un posto nell'active roster per l'Opening Day di aprile prossimo.

Ehire Adrianza
L'acclimatamento avuto nel settembre 2013 per la chiamata a corte gli ha permesso di presentarsi a Scottsdale a febbraio scorso con fondate aspettative che ha pienamente confermato con fatti inappellabili. E' un giocatore molto dotato che può ricoprire diversi ruoli sulle basi e che fino a tutto luglio ha mostrato un crescente adattamento alla realtà della Major League. Peraltro quando gli è stato permesso di battere con regolarità ha saputo trovare molto velocemente gli aggiustamenti necessari. Purtroppo ben due stiramenti ad un legamento di una gamba lo hanno progressivamente appiedato tanto da venire posto sulla lista degli infortunati, di conseguenza esercitando il solo ruolo di spettatore per il rimanente segmento agonistico della stagione. Lo aspettiamo il prossimo febbraio a Scottsdale guarito e nuovamente armato della più costruttiva volontà in quanto è uno dei volti futuri su cui possono certamente contare i Giants.

Matt Duffy
Battitore di contatto. Gran buon apparecchiatore di tavola come ampiamente dimostrato a Richmond quest'anno, producendo peraltro sessantadue corse in novantasette gare disputate. Chiamato in emergenza a corte, anche alla luce di un .332 di media battuta notevolissimo in casacca Flying Squirrel, ha saputo progressivamente adattarsi al nuovo mondo in cui in sole trentaquattro partite giocate ha battuto un onesto ed interessante .267 senza più venire rispedito al mittente ed anzi venendo trattenuto nel roster fino a tutte le World Series incluse. Duffy è un interessante prospetto verso il quale il management ha fondate aspettative, partendo già dal raduno di febbraio prossimo.

giovedì 6 novembre 2014

La stagione (leggendaria) che è stata: Duvall, Kontos, Sanchez e Gutierrez

Hector Sanchez

Adam Duvall
Slugger di professione e difensore preferibilmente del sacchetto di Terza Base. In novantuno gare a Fresno ha picchiato ventisette fuoricampi producendo novanta corse con una media appena sotto il fatidico "punto trecento". Salito a corte ha trovato una realtà di lanciatori ben differente dal Triplo A finendo per disputare soltanto ventotto gare in cui è però riuscito a colpire tre fuoricampi. E' uno di quei giocatori che ulteriormente va disciplinato al piatto in Major League sebbene non abbia totalizzato statistiche brutte in battuta. Duvall va riveduto e monitorato con costanza perché nel breve volgere di un paio di stagioni può diventare una preziosissima pedina per i Giants. E questo sia che Sandoval firmi o meno il rinnovo da agente libero in cui si troverà in questo mese di novembre.

George Kontos
Un lanciatore che non riscuote la mia stima ma che in questo 2014 è stato abile nel ricostruirsi una reputazione dopo un 2013 disastroso. A Fresno questo destro di origine ellenica ha potuto ritrovare una certa sottigliezza nei lanci così da potere rispondere "presente" quando a corte lo hanno cercato. Ha fatto per due-tre volte la spola Fresno-San Francisco andata e ritorno riuscendo con i Giants a contenere l'ERA e soprattutto il WHIP. Pensavo che sarebbe stato inserito nel roster dei play-off invece il management lo ha completamente ignorato. Lo rivedremo a Scottsdale il prossimo febbraio.

Hector Sanchez
In inverno si è sottoposto a una cura dimagrante ottimale e si è presentato a Scottsdale in grande forma dove, abbastanza facilmente, si è ri-guadagnato i galloni di sostituto di Posey come backstop. Nonostante ben sessantasei gare disputate prima dei vari colpi ricevuti al casco dalle mazze e dalle pallate altrui, che ne hanno decretato anzitempo il termine della sua stagione agonistica, Sanchez ha fatto vedere cose egregie quanto deludenti soprattutto in battuta. A sua scusante va detto che è il genere di ball player che necessita assolutamente di continuità al piatto per trovare il giusto ritmo. D'altronde però non ha saputo sfruttare appieno le tante presenze che comunque ha sommato in battuta. La sua postura un po' troppo ravvicinata al battitore avversario lo ha esposto ad alcuni incidenti, che loro là chiamano "concussions", per cui i controlli neurologici lo hanno consigliato a fine giugno a non andare oltre per questo 2014. Lo rivedremo a Scottsdale a febbraio prossimo ma la concorrenza di Susac sarà molto difficile da superare a cui si unisce il fatto che nelle ultime due stagioni si è anche rivelato un giocatore troppo part-time perché prone ad infortuni prolungati.

Juan Carlos Gutierrez
A Scottsdale è arrivato tra la curiosità generale dopo un 2013 non felicissimo con gli Angels. Ma gli scout avevano nuovamente visto bene perché questo potentissimo destro venezuelano ha finito per diventare uno dei bastioni solidissimi del nostro bullpen nei primi quattro mesi di campionato. Ad agosto, anche per via del suo sovraccarico di lavoro in rilievo, ha finito per segnare il passo tanto che a settembre è stato utilizzato molto poco per poi venire anch'egli escluso dalla post-season. Considerato che Strickland ai play-off è andato accumulando diverse brutte uscite ho pensato, e sperato, che Gutierrez ne potesse prendere il posto ma il Supremo e i suoi accoliti...non mi hanno ascoltato. A mio parere tornerà a febbraio prossimo a Scottsdale.

mercoledì 5 novembre 2014

La stagione (leggendaria) che è stata: le delusioni

Brandon Hicks
Tyler Colvin
Prelevato dai waivers dopo un 2013 completamente anonimo. E' arrivato al camp primaverile già iniziato godendo di notevole credito presso il Supremo e il suo coaching staff tanto da venire escluso dal roster dell'Opening Day soltanto negli ultimi giorni di Scottsdale.
I problemi che hanno portato Colorado a privarsene sono pienamente ritornati questa stagione cosicché dopo un terzo di campionato i Giants lo hanno mandato a Fresno. Disciplina al piatto ondivaga e, di conseguenza, una produzione ben al di sotto delle aspettative ne hanno decretato l'esclusione. Non lo rivedremo in casacca Giant nel 2015 e non penso nemmeno si accorderà con il nostro nuovo Triplo A, i Sacramento River Cats.

Brandon Hicks
Jim Barr non è uno che scherza. Ed essendo una delle nostre massime autorità per lo scouting ha ricevuto un anno fa garanzie dai suoi sottoposti che Brandon Hicks "sa battere". La sua limitatissima esperienza di Major League ce lo ha però reso un oggetto curioso da scoprire a Scottsdale dove la scorsa primavera ha pienamente confermato le aspettative battendo con consistenza e potenza a cui ha unito una difesa della Seconda Base egregia. Ma l'innata propensione di Hicks a girare troppo presto la mazza lo ha reso un bersaglio piuttosto facile ed appetibile per i lanciatori avversari nonostante in quasi mezza stagione sia riuscito a fucilare ben otto fuoricampi di cui uno anche contro Kershaw. Gli strike-out sono pertanto piovuti come gocce d'acqua e in battuta la produzione ha subito un'involuzione dolorosissima sì da portare il management a dirottarlo a Fresno. Potremmo anche rivederlo a Sacramento nel Triplo A del 2015 ma solamente un'attenta applicazione potrebbe portarlo a sperare in una nuova chiamata sul massimo palcoscenico. Serve un nuovo approccio nella disciplina al piatto, male che tormenta migliaia di giocatori...

David Huff
Messo nei waivers a gennaio dagli Yankees per la firma stellare di Tanaka, questo acuto mancino è stato lestamente prelevato dai Giants con l'idea di utilizzarlo quale rilievo lungo assieme a Petit nonché di impiegarlo come terzo mancino del bullpen. Dopo un buon avvio, in cui ha confermato il mestiere di cui è dotato, Huff è andato progressivamente perdendo smalto in particolare contro i battitori destri che al lato pratico sono stati la causa della sua esclusione dalla squadra per fare poi ritorno agli Yankees. Davvero un peccato che un bel giocatore così non abbia potuto fornire ai Giants l'apporto di cui è capace.

martedì 4 novembre 2014

La stagione (leggendaria) che è stata: chi ha giocato poco

Heston e un 2014 da incorniciare...

Ben sei giocatori chiamati a corte a inizio settembre hanno visto, obtorto collo, molto ridotto il loro contributo alla causa. L'assoluta necessità di raggiungere la post-season ha portato il Supremo ad utilizzarli con il contagocce sebbene per tutti e sei si sia trattato di un lusinghiero esordio in Major League. Aggiungo che di tutti i convocati in arrivo da Fresno avrei concesso questa possibilità anche a Mark Minicozzi, che se la meritava di sicuro grazie a una stagione a Fresno di tutto rispetto, e a Jarrett Parker, beffato malamente come emerso anche dal pezzo di ieri sui "sette inutili".

Chris Heston
Ha disputato la stagione del riscatto a Fresno dopo quella deludentissima del 2013 che ad un certo punto lo ha persino visto venire scaricato tra i waivers. Il lavoro oscuro ma redditizio a Scottsdale lo ha presentato rinvigorito con i Grizzlies tra le cui fila tra luglio e agosto ha fatto vedere grandi e belle cose. Tre sono state le sue gare in uniforme Giant tra cui addirittura la soddisfazione di essere nominato partente per l'ultima gara di stagione regolare. Con questo 2014 Heston torna a essere una pedina su cui contare già nel breve futuro. Complimentoni e forza Chris!

Chris Dominguez
Ventuno fuoricampi, ottantacinque corse battute a casa e una media consistente in battuta a Fresno gli sono giustamente valsi la convocazione sul palcoscenico principale. Già un anno fa si era disquisito se fosse il momento o meno di promuoverlo a corte poi il management desistette preferendo altri giocatori tra cui Adrianza e lo scartato Monell. Dominguez ricopre benissimo il ruolo di Interbase ma sa anche attuare in Seconda e si è già impratichito come Esterno. Sentiremo ancora parlare di lui.

Erik Cordier
Un cannone al posto del braccio destro. Con queste credenziali i Giants lo hanno addirittura subito messo a roster al momento dell'acquisizione l'anno scorso. A Fresno ha disputato una gran buona stagione da rilievo con discreti numeri di ERA e WHIP. Si è anche guadagnato la convocazione per l'Arizona Fall League. E' in parte ancora materia grezza su cui lavorare e diversi benefici dell'operato di Rags (Righetti) sono già stati apprezzati in lui.

Hunter Strickland
Arrivato nell'anonimato nel 2013 dopo un'operazione al gomito, il management lo ha via via fatto rientrare agonisticamente. Nel 2014 è andato sommando cifre e qualità di gioco molto importanti, sì da valergli la chiamata a corte senza nemmeno essersi "scaldato" nel Triplo A a Fresno. Ha disputato ben nove gare in settembre per poi venire a sorpresa inserito nei roster della post-season dove però ha dimostrato poca duttilità subendo la cifra record di sei fuoricampi. E' materia anch'essa grezza che va disciplinata e su cui Rags dovrà lavorare parecchio perché questo lanciatore con la potenza che si ritrova può essere molto utile ai Giants. Adesso, dopo il trionfo alle World Series, dovrebbe terminare la stagione nell'Arizona Fall League dove al momento è stato rimpiazzato da Tyler Mizenko.

Brett Bochy
Non è davvero mai facile essere il figlio del manager di una squadra di Major League giocando in una delle squadre del medesimo farm-system. Brett Bochy comunque ha cercato di togliersi d'addosso questa "bollatura" giocando una più che discreta stagione a Fresno che secondo il management è stata sufficiente per promuoverlo tra i Giants. Ha disputato solo tre spezzoni di gare a settembre. Si presenterà certamente a Scottsdale a febbraio con la chiara volontà di entrare a fare parte del bullpen dei Giants. La vedo dura al momento per lui. Ma provarci è ciò che gli permetterà di capire a che punto è come rilievo.

Gary Brown
Sapeva molto bene che il 2014 sarebbe stata la stagione del tutto o dell'addio. Discusso, criticato, non ancora pronto per il salto. Veniva da un 2013 deludente sebbene il Guru avesse dichiarato che l'organizzazione contava ancora su di lui. Gary Brown ha saputo rispondere con numeri e con grandi prestazioni difensive a Fresno alla nuova fiducia accordatagli e finalmente si è visto chiamato tra i Giants a settembre. Ha disputato soltanto sette gare. Ma ha giocato spezzoni di gare egregie. Ora sta a lui, e solamente a lui, continuare su questa strada. In bocca al lupo!

lunedì 3 novembre 2014

La stagione (leggendaria) che è stata: gli inutili

Inizia con questo post l'analisi dei singoli giocatori che hanno indossato la nostra uniforme nel corso della stagione 2014.

Scutaro lo scorso luglio
Marco Scutaro
Si sapeva già dalla sosta invernale dei suoi crescenti problemi alla schiena.
A Scottsdale è apparsa chiara tutta l'entità della faccenda.
E nemmeno cure intensive e particolari, come le terapie somministrategli a giugno in Florida, sono servite a restituircelo a nemmeno il 10% del suo potenziale.
Solamente cinque le sue presenze in cui, in tutto, ha centrato una valida. Gli rimane il 2015 di contratto con noi poi, ritiro a parte, spero rimanga nella nostra organizzazione. Da tempo ha segnalato la sua intenzione di proseguire la sua carriera come coach e, speranzosamente, anche come manager. Sarebbe davvero un valore aggiunto importante,ome scout e mente pensante, per i Giants.

Tony Abreu
E' stato la "grande vittima" di Scottsdale in quanto a lui vennero giustamente preferiti Adrianza e il sorprendente Hicks. A Fresno ha saputo accumulare buoni numeri tanto da valergli una chiamata a corte seppure di breve durata. E' finito una seconda volta nei waivers dopodiché ha scelto di fare ritorno a Fresno per chiudere la stagione. I Giants valuteranno attentamente se invitarlo o meno a Scottsdale nel prossimo febbraio. A mio parere è quasi sicuramente un no.

Guillermo Quiroz
Ha capito molto bene che non avrebbe giocato il ruolo avuto nel 2013 sia perché Sanchez era totalmente guarito, sia per la grande crescita di Susac. A Fresno ha disputato una gran buona stagione così da venire chiamato nei Giants a settembre con l'espansione del roster. Dovrebbe nuovamente venire invitato a Scottsdale a febbraio 2015.

Mike Kickham
Doveva essere la stagione del riscatto per lui. Ma fino alla fine di luglio a Fresno questo mancino ha avuto diverse difficoltà. Poi ad agosto la svolta: buoni numeri e con essi il richiamo in casacca Giant per settembre. Ha lanciato la miseria di soli due inning accumulando brutte cifre. Rischia di bruciarsi così come rischiò un anno fa Heston.

Jake Dunning
Fugace ed improduttiva presenza per questo rilievo che, non l'ho mai nascosto, è stato uno dei miei preferiti nel 2013. Una sola apparizione per lui con soli due out giocati poi è stato subito rispedito a Fresno con la contestuale chiamata di Kontos. Troppo poco per non pensare che nella clubhouse qualcosa che ha fatto o detto non sia andato di traverso a Rags (Righetti) o al Supremo. Prima di arrivare aveva disputato una più che discreta stagione a Fresno dove, dopo il ritorno, ha concluso dignitosamente. Diverse volte con i Grizzlies il manager Mariano lo ha utilizzato come partente facendogli disputare due-tre riprese sì da incominciare ad abituarlo nel ruolo di rilievo lungo. Rimandato al 2015, sperando torni quella speranza concreta che sa e che può essere. Forza Jake!

Jarrett Parker
Curiosa la sua presenza, o meglio: non-presenza. Chiamato assieme a Duffy in tutta fretta da Richmond, questo promettentissimo fuciliere ha visto il collega esordire in MLB mentre poche ore dopo si è sentito dire che doveva fare rientro alla base. Considerato che un anno fa era caduto un pochino in disgrazia dopo una presenza nell'Arizona Fall League non proprio esaltante, se non altro ha saputo ricostruirsi molto bene a Richmond per poi venire promosso a Fresno. Prospetto che rimane in grande considerazione nei Giants.

Dan Uggla
I più sagaci sostengono di doverlo ringraziare. Perché se avesse colto l'opportunità offertagli dai Giants producendo corse e valide, al 99% avrebbe finito per sbarrare la strada allo scalpitante Panik. La realtà per fortuna è stata ben diversa: silurato di brutto da Atlanta, Uggla è stato prelevato a costo quasi zero da Sabean e spedito a Fresno. La contingenza ha portato il management a dirottarlo rapidamente in casacca Giant dove ha disputato solo quattro gare a dir poco inguardabili. Davvero dispiace vedere un così conosciuto slugger chiudere la carriera in questa maniera. Avrà anche lui il suo anello per le World Series, certo, ma è bene che si rivolga alle leghe indipendenti o semi-pro se intende continuare a indossare gi spikes di gioco.

domenica 2 novembre 2014

La stagione (leggendaria) che è stata: alcune cifre

Aria (e vento) di casa!
Beh, insomma.
Da dove incominciare?
Ho pensato a lungo a cosa scrivere, col rischio poi di intasare il post medesimo dilungandomi inutilmente su argomenti che magari sono già stati sviscerati altrove.

Sicuramente divido la nostra stagione regolare in quattro tronconi ben precisi: 1) la partenza con record di 42-21; 2) il semi-crollo iniziato lunedì 9 giugno e praticamente durato fino al termine di luglio; 3) la difficile ma implacabile voglia di resurrezione attuata in agosto; 4) l'acuto mese di settembre in cui siamo stati capaci di assicurarci un posto ai play-off nonostante per alcuni giorni ad inizio del mese siamo addirittura rimasti fuori dalla corsa al Wild Card Game.

In tutto abbiamo utilizzato 47 ball players di cui 21 sono stati i lanciatori e ben 26 i giocatori di posizione. Tra essi quattro spiccano nelle mie simpatie, tanto da averli soprannominati "i quattro petali del quadrifoglio". Mi riferisco a Panik, Susac, Ishikawa e Peavy. Del primo vi è sufficiente andare a leggere cosa ho scritto di lui durante il campo primaverile di Scottsdale e mentre attuava a Fresno prima della chiamata a corte; del secondo forse saprete come io sostenga da tempo che è il naturale sostituto di Posey nel ruolo di backstop, non condividendo l'idea che il pur ottimo Hector Sanchez sia inamovibile; del terzo sono stato un profondo detrattore ma felicemente mi sono dovuto ricredere; del quarto sono stato un sostenitore fin dalla prima ora conoscendo abbastanza bene la sua traiettoria agonistica e il suo assoluto attaccamento alla causa e quanta gratitudine provasse nei confronti del Supremo. Un Jacob Edwardino (così l'ho soprannominato) decisivo per il nostro approdo alla post-season: senza il suo contributo avremmo chiuso la stagione il 28 settembre. Una parola la metto anche per Adrianza che purtroppo per via di alcuni acciacchi ha dovuto di fatto chiudere a fine luglio la sua presenza con noi, limitandosi a seguire dal dugout il resto della stagione. D'altronde è talmente giovane che ha tutto il Tempo di riprendersi e ostrarci il suo grande potenziale.

In tutto, per scrivere le pagine leggendarie che abbiamo scritto, i Giants hanno disputato 179 gare di cui 162 di stagione regolare e 17 di play-off.
Vediamo qualche cifra.

Stagione regolare
45-36 in casa
43-38 fuori casa
88-74

Play-off
6-2 in casa
6-3 fuori casa
12-5

Mese per mese
1-0 Marzo
16-11 Aprile
19-9 Maggio
10-16 Giugno
12-14 Luglio
16-12 Agosto
14-12 Settembre
88-74

Contro i singoli avversari
Stagione regolare
13-6 Arizona
9-10 Los Angeles
9-10 Colorado
9-10 San Diego
4-2 Milwaukee
4-2 Chicago Cubs
4-3 Saint Louis
2-4 Pittburgh
2-5 Cincinnati
6-1 New York Metropolitans
5-1 Atlanta
5-2 Philadelphia
4-3 Miami
2-5 Washington
3-0 Cleveland
3-0 Minnesota
2-1 Detroit
1-3 Chicago White Sox
0-3 Kansas City
1-3 Oakland
88-74

Contro i singoli avversari
Play-off
1-0 Pittsburgh
3-1 Washington
4-1 Saint Louis
4-3 Kansas City
12-5

Pertanto i record contro quattro club, tra stagione regolare e play-off, sono risultati complessivamente come segue:
8-4 Saint Louis
3-4 Pittsburgh
5-6 Washington
4-6 Kansas City

Non mi dilungherò nel citare totali per squadra e per singoli giocatori in diverse categorie (strike-out, ERA, inning lanciati, fuoricampi, corse battute a casa ecc) peraltro facilmente consultabili su parecchi siti alla portata di chiunque. Utilizzerò alcune di queste cifre nell'analisi dei singoli giocatori. Da domani inizierò con il primo gruppo di giocatori di cui riassumere la loro presenza in uniforme Giant 2014.

sabato 1 novembre 2014

Echi per l'immortalità


Come in questo genere di occasioni, c'erano un po' tutti.
Vecchie glorie, politici, gente dello spettacolo.
Che nemmeno la pioggia ha scoraggiato e che non è riuscita a tenere a casa al caldo.
C'era anche Bonds che ultimamente è sempre presente a qualsiasi evento dei Giants, il che mi fa temere un suo prossimo coinvolgimento nel club dopo la breve rentrée del febbraio scorso a Scottsdale dove per alcuni giorni dette consigli sul "come battere".

Una marea di gente da ore si era già sistemata lungo il percorso stabilito per potere vedere da vicinissimo i giocatori e lo staff.
I discorsi più o meno sono stati i soliti che potrebbero anche venire riassunti con il semplice slogan: NOI siamo i Giants.
Perché questo club, piaccia o meno, è molto diverso dagli altri ventinove presenti nel campionato. Sicuramente anche perché figlio di un retroterra culturale e di una città che sono parecchio diversi da tutto il resto del paese.

Adesso è già ora di pensare al 2015.
Da oggi il Guru e il suo staff, di concerto naturalmente con le idee del Supremo e dei suoi coach, lavorerà alacremente per costruire il gruppo della prossima stagione.
In primis ci sarà la vexata-quaestio dei cinque agenti liberi. Poi seguiranno tutte le altre incombenze che terranno impegnati i Giants fino al meeting annuale invernale che si terrà a dicembre a Phoenix.

giovedì 30 ottobre 2014

L'unico vero candidato al Cy Young Award 2014 della National League

Se non gli verrà riconosciuto si tratterà di una ingiustizia clamorosa.
Attendiamo fiduciosi le votazioni di chi dovrà esprimere tale scelta.

Noi siamo i San Francisco Giants!