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lunedì 27 aprile 2015

Giants Talk

I Dodgers sono uno squadrone. MA ANCHE NO.
Alcuni mesi fa durante un'intervista in off-season a Brian Sabean venne domandato, tra le altre domande, quale fosse il compito più difficile di un General Manager. La risposta del Guru fu semplice quanto drammatica: scovare giocatori a basso costo, magari in apparente crisi agonistica, che sappiano risorgere e diventare giocatori di grande qualità ed utilità per la squadra.
Va da sé che per adoperarsi in tale direzione un club necessiti di un capillare e profondissimo sistema di scout sì da vagliare centinaia e centinaia di giocatori: classificarli per tantissime caratteristiche e poi sperare che il club a cui appartengono li scarichi nei waivers.
Uno di questi colpacci sembra essere stato fatto con il nostro "Giustino" Maxwell che dopo un ottimo 2012 trascorso a Houston (diciotto fuoricampi battuti) ha visto velocemente crollare le sue quotazioni tra gli Astros e i Royals del biennio seguente. Maxwell è stato uno delle grandi note positive del nostro raduno pre-campionato e meritatamente si è guadagnato un posto nell'active roster. Giocando da Esterno Destro appare evidente che verso metà o fine maggio, quando farà rientro Hunter Pence, il management dovrà capire esattamente come comportarsi con questo potente coloured che peraltro eccelle atleticamente per prestanza fisica e velocità. Il nostro Skipper ieri ha affermato che "sarà ben difficile rimuovere dalla titolarità Maxwell quando rientrerà Pence se Giustino continua a battere in questa maniera". Norichika Aoki improvvisamente giubilato? Hai visto mai? Ma non ci credo proprio considerato quale minaccia sia questo nipponico quale corridore tra una base e l'altra, lasciando per un attimo da parte la sua celebrata capacità di apparecchiatore di tavole. Mi viene da pensare che la dichiarazione di Bruce Bochy serva a trasmettere estrema tranquillità a Maxwell in questo momento ben sapendo però che il signor Pence una volta rientrato sarà inscalzabile dal suo campo destro. E questo perché Pence è ben di più di un Esterno Destro. E' semplicemente una dinamo e una presenza psicologica decisiva dentro e fuori dalla nostra clubhouse. E di uno così fai ben difficilmente a meno. Ad ogni modo decisioni di titolarità e di spostamenti nel roster sono ancora lontani da venire. Augurandoci che nel frattempo non solo Giustino si distingua quale legnatore di fuoricampi.

Dopo il crollo della precedente settimana (1-6), la scorsa è risultata più che valida visto le quattro vittorie e l'unica sconfitta subita. Matteino Duffy è stato utilizzato meno per via del rientro di Casey McGehee mentre ho potuto apprezzare la nuova crescita di Andrew Susac che una volta ricevuta fiducia ha ri-mostrato di che pasta è fatto. Una mazza che può diventare molto potente e di sostanza in un roster ancora un po' leggerino. Un Susac che di questo passo non farà certo rientro a Sacramento. Mi compiaccio infine del bel recupero in battuta che ha avuto questa settimana Joe Panik dopo lo slump d'inizio stagione. Il nostro seconda base nella passata settimana ha battuto .385 (5/13) confermando la caratura di cui è dotato.

Fuoricampi settimanali (4)
3 Maxwell
1 Susac

Corse battute a casa settimanali (20)
7 Maxwell
2 Aoki, Posey, Crawford, Panik e Belt
1 Duffy, Pagan e Susac

Migliori medie battuta (da inizio campionato)
.385 (5) Susac
.355 (19) Pagan
.308 (17) Maxwell
.303 (18) Panik
.303 (19) Aoki
.246 (19) Posey
.244 (15) Duffy
Tra parentesi il numero di gare disputate.

Nelle leghe minori il nostro farm-system ha espresso la scorsa settimana (dal 20 al 26 aprile) i seguenti record:
1-6 Sacramento
0-5 Richmond (striscia in corso di ben nove sconfitte consecutive....)
4-3 San José
5-4 Augusta

Noi siamo i San Francisco Giants.
Non dimentichiamolo mai.

Giants Talk
n. 41, lunedì 27 aprile 2015

martedì 21 aprile 2015

Giants Talk

Se ci era andata giù male la prima settimana di gara allora la seconda ci è proprio rimasta indigesta.
E questo non solamente per il dato semi-catastrofico più evidente, il record di 1-6, quanto soprattutto per le manifeste incapacità ed impotenza a produrre e confezionare corse con i corridori in posizione di segnatura.
Un dato che se letto rappresenta un grave colpo al cuore e che, se preso freddamente, porterebbe a pensare che i nostri giocatori siano dei pivelli inesperti capitati del tutto fortuitamente sul massimo palcoscenico.
Non è mai abbastanza il verbo della "pazienza" che Hensley Meulens e Joe Lefebvre predicano sia nella clubhouse che durante la batting practice: attendere i lanci buoni, non farsi prendere dall'ansia da prestazione. Non pensare solo alla propria statistica in battuta quanto anteporvi il bene della squadra. A maggior ragione se ci si trova nelle situzioni clutch.

In questa passata settimana poi oltre all'assenza, sine die, di Matt Cain si è andata ad aggiungere quella del mio Jacob Edwardino Peavy così da assottigliare ancora di più la disponibilità dei lanciatori che a questo punto rimarranno in dodici unità fino a nuove notizie che prima o poi potrebbero/dovrebbero portare a scegliere chi tra George Kontos e Jean Machi finirà nei waivers. Ma anche no, visto che l'imprevedibilità della nostra infermeria può dettare scelte e ricorsi a risorse su cui nessuno al momento può porre alcun pronostico.

Credo, del tutto personalmente, che prima della fine del mese di maggio ben difficilmente ci sarà chiaro quale genere di stagione regolare vivremo. Propendo in tutta onestà per un campionato di basso profilo e di transizione per le tante scelte che dovremo andare a fare nel prossimo novembre tra rinnovi contrattuali ed acquisizioni di agenti liberi. Anche se ovviamente sono apertissimo a rivedere dei Giants scintillanti e che cavalcano l'onda del successo. E ci mancherebbe pure che non fosse così!

Fuoricampi settimanali (3)
2 Crawford
1 Duffy

Corse battute a casa settimanali (14)
4 Crawford e Duffy
2 Pagan, Posey e Panik

Migliori medie battuta (da inizio campionato)
.339 Aoki
.321 Pagan
.283 Panik
.281 Duffy
.263 Maxwell
.250 Susac (ma solo 2 gare disputate)

Nelle leghe minori il nostro farm-system ha espresso la scorsa settimana (dal 13 al 19 aprile) i seguenti record:
5-2 Sacramento
1-4 Richmond
1-6 San José
2-3 Augusta

Noi siamo i San Francisco Giants.
Non dimentichiamolo mai.

Giants Talk
n. 40, martedì 21 aprile 2015

lunedì 13 aprile 2015

Giants Talk

Confesso che era una prima settimana di gare da me molto temuta.
Perché alla luce di un pre-campionato come abbiamo vissuto non c'era da aspettarsi chissà che.
E' stata una prima settimana piena, quindi con sette gare in altrettanti giorni.
In cui ci siamo portati dietro cinque problemi ad altrettanti titolari: prima Jacob Edwardino Peavy con i suoi dolori dorsali; poi Matt Cain con l'affaticamento al tendine flessore del gomito; poi il mezzo stiramento all'inguine di Brandon Belt; a seguire l'acciacco improvviso al ginocchio sinistro di Casey McGehee con il tutto sotto la regia di Hunter Pence che ha tolto l'ingessatura ma che è ben lungi dal tornare ad allenarsi. In più da Sacramento si sono addensate nubi su Andrew Susac per una pallata ricevuta ad una mano.
In un mezzo Lazzaretto del genere era difficile riuscire a raccapezzarsi. Tanto che persino il mio neo-adorato Matteino Duff(man)y è stato provato, senza successo va detto, a difesa del sacchetto di prima base.

Tre vittorie su quattro sfide, ed un paio fallite per ingenuità e per assenza del giusto rodaggio, non sono poi un brutto bottino. Ma, sia chiaro, per sperare di rimanere in lizza per vincere la division bisogna inserire ben altra marcia. E, se possibile, fin da subito.
Basta infatti leggere la classifica dopo le gare di ieri sera, domenica 12 aprile, per capire come l'attuale forza delle cinque compagini della NL Ovest sia di gran lunga la migliore di tutta la Major League tanto che al momento noi siamo ultimi (sic) con un record di 3-4! San Diego in particolare, ma anche i Dodgers, sono avversari che si sono rafforzati nella off-season e che daranno del filo da torcere fino a fine settembre.
Se non altro, a parte Ryan Vogelsong martedì e in parte Jake Peavy ieri, la rotazione ha risposto ben bene ai compiti assegnatagli con le belle conferme di Tim Hudson e Tim Lincecum.
Nel reparto d'attacco Norichika Aoki è in striscia da quindici gare, compreso il 2014, e come lead-off sta svolgendo con grande acume e mestiere il suo ruolo. E il signor Angel Pagan ha confermato, una volta di più, che se privo di acciacchi è ancora un giocatore che può spiattellare tocchi di magia inattesi.
Siamo attesi in questa settimana da un trittico contro il rognoso Colorado e da quattro sfide con Arizona: sulla carta abbiamo tante buone possibilità di rialzarci dallo scomodo 3-4 attuale ma come sempre saranno solo i fatti che ci diranno di più.

Fuoricampi settimanali (5)
2 Posey
1 Arias, Crawford e McGehee

Corse battute a casa settimanali (22)
4 Posey
3 Crawford
2 Belt, Duffy, Maxwell, McGehee e Pagan
1 Aoki, Arias, Blanco, Panik e Sanchez

Media battuta (migliori)
.400 Aoki
.292 Pagan
.292 Posey
.273 Maxwell
.267 Duffy
.261 Panik

Nelle Leghe Minori la mezza settimana agonistica, campionati iniziati giovedì 9 aprile, ha sentenziato i seguenti record:
3-1 Sacramento
2-2 Richmond
2-2 San José
2-2 Augusta

Noi siamo i San Francisco Giants.

Giants Talk, n. 39
Lunedì, 13 aprile 2015

lunedì 6 aprile 2015

Giants Talk

A volere dare retta alla scaramanzia e, forse, alla Kabbalah il 2015 sarà per i Giants una stagione-no.
Non si tratta di un anno dispari (mi piace molto "crooked", che è più inglese, e molto meno "uneven" che sa maggiormente di oltre oceano) quindi prendendo come esempio cosa accadde nel 2011 e nel triste 2013 dovremmo già sapere come andrà a finire. Ho letto un po' dappertutto questa cosa e quello che più mi ha sportivamente preoccupato è che c'è un sacco di gente che, almeno a parole, tende a credervi. Come se in questo caso il destino fosse già scritto  e segnato ancora prima di scendere sui vari diamanti che ci vedranno protagonisti.

La storia e l'esperienza ci insegnano che ad aprile, ma anche a maggio e a giugno, è impossibile profferire pronostici per fine settembre. Certo. Ovvio. Chiaro. E io non ne farò.
Anche perché nel Nostro caso c'è un effetto di appagmento psicologico che più di qualunque altro fattore inciderà sul Nostro percorso 2015.
Tre titoli in un lustro: tre gemme leggendarie. Tre capolavori dal sapore duraturo, siderale ed eterno.
Cos'altro domandare a questo gruppo?
Difficile poterlo dire in questo momento.

Certamente uno dei massimi obbiettivi della nostra dirigenza è quello di rinnovarsi gradualmente in ogni settore, quindi anche non nel parco giocatori, al fine di procrastinare il più possibile questa dinastia. Sì da potere rimanere competitivi e potere offrire un esempio di carattere ed onestà durevoli.
Ho trascorso parte di questa off-season a ragionare con diverse persone su come potremo affrontare agonisticamente il 2015. In tutti noi c'è la speranza, naturalmente, di tornare alla post-season seppure consci che il cammino sarà di una difficoltà esagerata. Iniziando dalla rotazione per proseguire con gli attori mazza in mano sappiamo di avere alcuni rospi tosti da inghiottire. Sappiamo che per un certo numero di gare, minimi quanto vitali accorgimenti e cambi di rotta saranno a dir poco obbligatori se vogliamo partire subito col piede giusto per poi cercare di assestarci a metà percorso. Perché solamente a fine giugno dovremmo/potremmo iniziare a capire che genere di stagione si starà stagliando e sagomando di fronte ai nostri occhi. E questo indipendentemente dalla deadline del 31 luglio in cui nuovamente saremo vestiti da buyers o da sellers. O da niente di tutto ciò come da recenti nostre esperienze.

In chiusura ritengo che la cosa più importante in assoluto che ci fornirà questa stagione 2015 sarà la nuova possibilità di guardarci tutti allo specchio al mattino, prima di iniziare la consueta faticosa giornata in mezzo al mondo, e dire con immutata soddifazione: "Io appartengo".
Perché vivere ogni giorno con i Giants, respirarseli day-by-day, riconoscere immediatamente i volti dei nostri protagonisti sarà come rinnovare una volta di più il nostro credo in queste genti e in questo modo di essere e vivere questa straordinaria esperienza sportiva.
Che, tenetelo ben presente, non ha eguali né sbiadite rassomiglianze in nessuna delle altre ventinove clubhouse della Major League.

Noi siamo i San Francisco Giants.

Giants Talk, n. 38
Lunedì, 6 aprile 2015

mercoledì 10 dicembre 2014

Giants Talk

Il signor Lester e la "mentalità del Business"...


Abbiamo appreso ieri in tardissima serata che il signor Lester, o qualcuno che lo rappresenta, ha telefonato ai nostri dirigenti informandoli che non avrebbe firmato con noi.
Qualche ora dopo è stato ufficializzato il suo accordo con i Cubs.

Firmare Lester, obbiettivo primario dichiarato dei Giants in questo mercato, avrebbe portato tre generi di vantaggi al nostro club e al giocatore:
1) non sarebbe costata alcuna prima scelta nel prossimo draft universitario (giugno 2015);
2) ci avrebbe portato in rotazione un mulo sgobbatore che in sette delle ultime otto stagioni ha lanciato per oltre duecento riprese;
3) avrebbe permesso al giocatore di attuare in un ballpark notoriamente amico dei lanciatori visti lo spazio e le dimensioni.
A questi tre indubbi vantaggi si andava ad aggiungere un'offerta economica uguale a quella dei Cubs mentre ciò che i Giants proponevano in esclusiva era l'ambiente unico della nostra clubhouse rappresentato da quel senso di appartenenza e fedeltà che in pratica è stato il collante e la mistica con cui il Guru e tutto il club hanno costruito la leggenda scritta in questo ultimo lustro. A Lester in pratica è stato ricordato e proposto il detto: you don't just play, you belong.
Ora il signor Lester, che innanzitutto (e solamente) pensa ai dollaroni, ha ritenuto che alla fin fine un po' della sua anima e del suo cuore non fossero spendibili per San Francisco.
Sono loro stessi, oltre oceano, a ricordarcelo ad ogni pié sospinto: "dopo tutto anche il Baseball è un Business". E il signor Lester non ha fatto altro che unire il minimo sforzo al massimo utile.

San Francisco come la città più liberale e aperta degli Stati Uniti.
San Francisco come la mecca della tolleranza e del rispetto della diversità.
San Francisco come la patria di chi pensa a modo proprio e di chi non si allinea.
Ma San Francisco anche capace di utilizzare una metrica conservatrice ad hoc nel "suo" Baseball; una policy in controtendenza con il "sistema Business" dilagante in tutti gli Stati Uniti. Una fidelizzazione che a tratti ha anche fatto discutere e storcere il naso ma che a conti fatti è risultata la medicina e la giusta mentalità per questa disciplina sportiva a Frisco.
Questo è stato offerto al signor Lester e su questo il medesimo mancino, gemma del mercato, ha semplicemente opposto la propria idea che, basata sul Dio Business, non prevede un coinvolgimento affettivo né uno schieramento per una causa o verso una particolare clubhouse. Nessuno spazio quindi per il "sentimento". Perché il fare Business semplicemente non annovera questo termine nel proprio vocabolario. Il vocabolario "lesteriano", nella fattispecie.

Qui si chiude la saga-Lester che, come affermato da alcuni tra i più quotati analisti del Baseball a stelle e strisce, ha avuto un così forte impatto sul mercato degli agenti liberi da fare venire in mente per portata quella di CC Sabathia di recente memoria. Il signor Lester si accasa dall'amico Theo Epstein al Wrigley Field e i giochi continuano.
Anche se per i Giants il fare Business ad ogni costo non è il proprio cavallo di battaglia sebbene a pochi chilometri, pur rimanendo nella Baia, c'è chi ha già venduto gente del calibro di Donaldson, Moss e Samardzija.
In nome ovviamente dei dollaroni.
Che però non comprano l'anima.

Giants Talk, n. 37
Mercoledì, 10 dicembre 2014

martedì 11 novembre 2014

Giants Talk

Se le dichiarazioni del signor Vasquez, ovvero di colui che segue e tutela gli interessi di Panda, sono veritiere allora il nuovo matrimonio tra Sandoval e i Giants non si farà.

E, vada come vada, è bene che la dirigenza del club si sbrighi nel definire la questione in quanto Sabean dando la priorità assoluta alla trattativa con il venezuelano sta congelando qualsiasi altro eventuale movimento del nostro mercato di agenti liberi e di eventuali scambi.

Vasquez sostiene che Panda voglia sei anni di contratto.
Un lasso di tempo che da mesi i Giants non sono disposti a riconoscergli in quanto i ben noti problemi di forma fisica dello slugger venezuelano consigliano saggiamente di non offrirgli più di tre, massimo quattro, stagioni. Ritrovarsi a trentuno-trentadue anni e ri-discutere il contratto è un evento che accade a centinaia e centinaia di ball players, eventualità però che Panda non vuole accettare preferendo farlo a trentaquattro.
A questo punto bisognerà cercare di capire quanto la sua decisione dipenderà dai dettami del cuore, così come ha affermato nei giorni seguenti al trionfo delle recenti World Series, e quanto invece dalla durata del contratto che è legata a doppio filo all'ammontare complessivo di quanto intascherà.
In diversi di noi vedono un Sandoval molto ingrassato nel giro di poco tempo, visione che porta notti e notti insonni alla nostra dirigenza che di conseguenza vede di pessimo occhio l'investire così tanti denari in chi magari tra due-tre anni sarebbe molto più spendibile nell'altra Lega come battitore designato.
Difendo e sposo in toto la visione dei Giants di non concedergli oltre quanto già ad aprile offertogli.

Appare chiaro che in caso di non ritorno di Sandoval il buco in Terza Base andrà adeguatamente colmato. Il mercato attuale dei Terza Base agenti liberi è piuttosto ridotto e probabilmente uno scambio sul mercato meglio si prefigurerebbe per i Giants.
Ho davvero trovato poche informazioni verso quale genere di Terza Base i Giants vorrebbero orientarsi nel caso di sostituzione di Panda: un giovane emergente? Un trentenne di mestiere anche se non eccezionale? Un fuciliere che possa giocare ogni giorno? Uno che predilige la difesa? Insomma, quale giocatore hanno in mente i Giants per sostituire Panda?
Queste domande che mi sono posto mi hanno portato solamente tre risposte anche alla luce del fatto che il Guru ha ammesso che una soluzione del caso "verrebbe da fuori l'organizzazione in quanto al momento non abbiamo quel genere di giocatore in casa". Se si esclude il mio sogno proibito, che si chiama Yulieski Gourriel, ho selezionato tre nomi che potrebbero fare al caso dei Giants: un agente libero e due ball players invece vincolati al momento ai rispettivi club.

Alberto Callaspo
Agente libero
Venezuelano classe 1983, molto abile e navigato sia in Seconda che in Terza Base. Presenta un'ottima disciplina al piatto e può costituire un ottimo punto di riferimento in difesa. Certo, non ha la potenza di Panda, ma per due-tre stagioni può garantire un lavoro di gran buona qualità. Infine: batte mancino, esattamente cosa cercano i Giants per dare maggiore varietà al line-up.

Will Middlebrooks
Boston
Dopo due stagioni di gran buon gioco, culminate con l'anello vinto un anno fa, questa Terza Base ha subito una flessione notevole nel 2014. Nel prossimo anno compirà ventisette primavere e, infortuni permettendo, potrebbe nuovamente tornare ad essere quel punto di riferimento sia in attacco che in difesa che è stato per le sue prime due stagioni con Boston. I Red Sox stanno alacremente inseguendo Panda e pare abbastanza evidente la sfiducia posta su Middlebrooks per un suo futuro in casacca bostoniana.

Cody Asche
Philadelphia
Due sole stagioni di esperienza in Major League. Classe 1990.
Dopo un campionato d'esordio in cui ha fatto vedere cose pregevoli, quello del 2014 è stato l'anno della sua affermazione in seno alla squadra. Giocatore poco in vista, gran lavoratore e studioso del gioco. In questi tempi di vacche magre a Philadelphia, dove la politica gestionale di Ruben Amaro Junior si sta dimostrando deficitaria, è bene che ogni suo giocatore valuti e pesi al meglio le opportunità derivanti dagli altri club. Anche Asche batte mancino.

Naturalmente se mi fosse concesso mettere indietro l'orologio e potere scegliere il Terza Base che desidero io, non avrei dubbi nel dirigermi a colpo sicuro verso Harmon Killebrew (nella foto). Che unì potenza (573 fuoricampi) ad una difesa eccellente nei ventidue anni di militanza in Major League tra Washington e Minnesota (con chiusura a Kansas City).
Vabbè, dài concedetemela. Il ritorno al passato e la sua preservazione e custodia sono per me fattori insostituibili della quotidianità sportiva...

Giants Talk, n. 36
Martedì 11 novembre 2014

martedì 4 novembre 2014

Giants Talk

Da oggi i centosessantacinque giocatori divenuti agenti liberi possono firmare con qualsiasi club a loro piacimento.
Nel caso dei Giants avremo cinque giocatori coinvolti: Sandoval, Peavy, Vogelsong, Romo e Morse.
Panda ha ricevuto una qualifying offer dai Giants che ha già rifiutato ma le trattative con la nostra dirigenza continueranno. Degli altri quattro giocatori se io fossi nel club non ne ri-firmerei nessuno sebbene per Jacob Edwardino (Peavy) io nutra una stima e una simpatia immutate. Semplicemente tutti e quattro hanno imboccato la china della discesa e ben altra qualità e sostanza ci servono per guardare al 2015 e oltre.

Luke Gregerson ai tempi di San Diego
Dalla lunga lista dei centosessanta ball player che rimangono ho selezionato dodici nomi che potrebbero fare al caso Nostro. E' pertanto questo il mio unico tentativo di quest'autunno di capire qualcosa di questo mercato particolare, naturalmente cercando di immedesimarmi nella mentalità dei Giants e su quali generi di giocatori concentrino le loro attenzioni. In definitiva ho scelto: un partente, un partente/rilievo, cinque rilievi, due interni e tre esterni.
Ecco il dettaglio.

James Shields
(nato nel 1981, lanciatore partente, lancia di destro)
Ha mestiere da vendere. E sebbene nelle recenti World Series non abbia brillato sa garantire una qualità e una presenza sia sul monte che nella clubhouse di prima qualità. Nelle ultime otto stagioni ha sempre giocato da partente almeno trentuno gare mostrando una resistenza e una duttilità esemplari unite a un limite degli oltre duecento inning regolarmente sorpassato. Questo giocatore ha ricevuto una Qualifying Offer dal club a cui era legato fino a pochi giorni fa, i Kansas City, per cui in caso di firma con Noi dovremmo cedere i diritti della Nostra prima scelta al draft del giugno 2015: in pratica Kansas City sceglierebbe al Nostro posto il trentesimo giocatore dell'ordine. Infine Shields in comune con i Giants ha già il fatto che è cugino di Aaron Rowand...

Carlos Villanueva
(1983, partente/rilievo, destro, dominicano)
Si potrebbe benissimo prefigurare come un rilievo lungo avendo avuto sia a Toronto che con i Cubs esperienze sia da partente che da rilievo. Già nel 2002 venne scelto dai Nostri Adorati al draft ma poi non se ne fece nulla. Ha mestiere, buona qualità e duttilità sebbene le statistiche crude di ERA e WHIP non gli rendano giustizia.

Andrew Miller
(1985, rilievo, mancino)
Un'importante pedina per il nostro bullpen che in questa stagione non ha mai potuto usufruire del terzo mancino tra le sue fila, ricetta che si è rivelata utilissima ad esempio nel 2012 con la presenza di Mijares. Miller è un southpaw di grande qualità così come dimostrato in questa stagione a Baltimora tanto che Boston vorrebbe riprenderselo.

Luke Gregerson
(1984, rilievo, destro)
In questa stagione a Oakland ha confermato quanto di buono fatto vedere a San Diego negli ultimi anni. Ha maturità e tutta una varietà di lanci che possono benissimo mettere in difficoltà i battitori avversari. Merita la dovuta attenzione e per la filosofia del bullpen dei Nostri Adorati potrebbe davvero fare al caso.

Craig Breslow
(1980, rilievo, mancino)
Ha disputato un 2014 sottotono racimolando numeri indegni per il suo blasone. Ma i grandi e buoni risultati ottenuti nelle precedenti stagioni ci suggeriscono che questo mancino è da prendere con la dovuta considerazione. Nel mio caso gli sono affezionato anche perché è Ebreo. Ammetto che la cosa non mi passa in secondo piano.

Rafael Soriano
(1979, rilievo, destro)
A dispetto delle sue trentacinque primavere è ancora un rilievo di grande spessore ed affidabilità. Ha vissuto un passaggio a vuoto a fine estate scorsa e a settembre, mettendo a repentaglio il suo ruolo di closer con i Washington ma in queste stagioni pre-2014 ha mostrato un talento e un'affidabilità invidiabili. Esperto sia come rilievo corto e set-up oltre che come closer.

John Axford
(1983, rilievo, destro, canadese)
Dotato di un arsenale di buona qualità. Va ancora un pochetto disciplinato e sgrezzato. Può diventare un fattore dominante ed appare come il genere di materiale tanto caro a Rags (Righetti) su cui lavorare per limare progressivamente le deficienze a favore di miglioramenti che magari ai più possono apparire impercettibili ma che col passare dei mesi portano grande utilità e risultati.

José Fernandez e Héctor Olivera
(entrambi transfughi cubani appena giunti negli Stati Uniti)
Il primo batte mancino e ha ventisei anni. Il secondo batte destro e ha ventinove anni. Entrambi sono molto disciplinati al piatto e conosciuti, quanto apprezzati, per la buona difesa del sacchetto di Seconda Base. Gli addetti ai lavori li danno come probabili Paperoni al momento della firma del contratto con qualsivoglia club in Major League. Naturalmente in seno ai Giants chi dei due firmasse potrebbe rivestire sia il ruolo di utility infielder che quello di sostituto di Panik o Crawford.

Chris Denorfia
(1980, esterno sinistro)
Da Tempo mi è gradito. E' un giocatore poco appariscente ma esperto e di ottima qualità. Nel suo passato nelle fila di San Diego ci ha fatto vedere i sorci verdi in diverse occasioni. Molto acuto, ha mestiere da vendere. La sua scelta rafforzerebbe il Campo Sinistro che da alcuni anni è il Nostro tallone d'Achille. Di certo sarebbe una soluzione meno potente del ri-firmare Morse ma di sicuro garantirebbe una qualità difensiva ben superiore a quest'ultimo.

Josh Willingham
(1979, esterno sinistro)
Beh, vabbè. Willingham è un mio vecchio pallino e anche se nel 2015 si dirigerà verso i trentasei anni di vità è ancora un giocatore di buona resistenza e di ottima qualità. Su di lui si può tranquillamente confidare visto che alle qualità tecniche unisce una serietà e un ottica di disciplina ed impegno encomiabili. Gli esperti gli danno ancora un lustro di grande Baseball da disputare.

Norichika Aoki
(1982, esterno destro, giapponese)
D'accordo. Dopo l'esperienza mediocre di Tanaka del 2013 forse i nipponici ci stanno un pò sul gozzo. Ma questo Aoki, che pure ricopre un ruolo che da Noi è totalmente in possesso di un certo Hunter Pence, è un atleta molto duttile, veloce e dotato di un'intelligenza baseballistica (si dice?) di grande spessore ed acume. Non credo personalmente che avrebbe poi tutte queste grandi difficoltà ad adattarsi a coprire il Campo Sinistro potendo anche giocare al centro all'abbisogna.

Ci sono 99,99 (periodico) possibilità su cento che le mie suddette dodici analisi/previsioni non vengano prese in considerazione dal management dei Giants, Sabean in testa.
La qualcosa non mi preoccupa assolutamente.
Ho solo voluto apportare il mio pensiero al mercato degli agenti liberi che potrebbe interessare i Nostri Adorati proprio cercando di addentrarmi nell'ottica che da anni contraddistingue il nostro operato in seno al mercato giocatori.
Magari prendiamo queste mie previsioni anche come il piacere di disquisire dei Nostri Adorati davanti a un buon caffé fumante mentre il Tempo scorre placidamente e con calma in una qualsiasi mattina del tardo autunno...

Giants Talk, n. 35
Martedì 4 novembre 2014

venerdì 31 ottobre 2014

Giants Talk

Mi sono preso la briga di andare a controllare quante volte, nelle precedenti quaranta edizioni delle World Series (quindi dal 1974 al 2013), la squadra che aveva vinto in casa gara-5 portandosi in vantaggio per 3 a 2 ha poi perduto fuori casa gara-6 per poi vincere sempre in campo avverso la decisivissima gara-7. Orbene questo specifico accadimento, prima dell'impresa di mercoledì dei Nostri Adorati, si era verificato solamente una volta ed esattamente nel 1975 quando Cincinnati cedette gara-6 al dodicesimo inning a Boston (21 ottobre) per poi trionfare a Fenway Park in gara-7 per 4 a 3 il giorno seguente. Quella dei Reds era la famosa "Macchina", un rullo compressore dotato di una mistica del gruppo e di una solidarietà all'interno della clubhouse rimaste rare nella storia di questo sport e che il quotato giornalista Joe Posnanski ha bene immortalato nel suo ottimo libro "The Machine" che ho letto qualche anno fa con grande interesse. Nell'arco dei quarant'anni presi in considerazione ben undici volte le World Series si sono risolte con la disputa di gara-7 ed escludendo quanto scritto sopra per i Cincinnati del 1975 solamente in un'altra occasione la squadra ospite è riuscita a vincere gara-7: accadde nel 1979 quando Pittsburgh, in svantaggio per 3 gare a 2, si presentò a Baltimora vincendo contro ogni pronostico le ultime due partite. Quella era la squadra che cantava "We are family" nella clubhouse e che aveva una serie di fuoriclasse spaventosi come ad esempio il partente olandese Bert Blyleven, il prima base Bill Stargell e il closer occhialuto Kent Tekulve. In definitiva solamente due compagini, composte da assi leggendari, sono riuscite a fare negli ultimi quarant'anni quello che hanno fatto mercoledì sera i Giants. Nelle altre nove occasioni di gara-7 la compagine di casa è sempre riuscita a vincere. La storia, come sappiamo, è molto spesso maestra di vita e detta precise indicazioni. Andare contro l'inerzia e sapere scrivere pagine uniche è quanto di meglio si possa concepire e fare ed è esattamente quello che i Giants mercoledì hanno attuato. Perdere fuori casa gara-6 e presentarsi il giorno dopo nella tana del leone per disputare gara-7 e vincerla è stata un colpo colossale che ben ci spiega che razza di mistica e unione del gruppo ci sia all'interno della nostra clubhouse dove il Supremo sa gestire il "fattore umano" con grandissima profondità e sensibilità. Qualcuno dei giocatori, e mi scuserete se non mi ricordo più chi, ha riferito dopo la festa del trionfo che pochi minuti prima di entrare in campo per gara-7 il Supremo ha tenuto un breve discorso alla squadra: "Noi crediamo in voi. Potete farcela a vincere gara-7. Credete in voi stessi perché sapete che noi siamo con voi". Non servivano in realtà altre parole. Perché il lavoro di cementare una clubhouse e un gruppo, anno dopo anno, è lento e doloroso ma può portare ottimi frutti se ci si allea con il Tempo. E quando al Guru e allo stesso Supremo viene detto che sono rappresentanti della "Vecchia Scuola" lo stesso Sabean tiene a precisare che "se Vecchia Scuola significa cercare di attuare qualsiasi nostra azione dentro alle regole del gioco per ottenere un vantaggio sull'avversario, ben venga questo genere di Vecchia Scuola". Tre titoli in cinque stagioni sono, Signori Miei, fatti incontrovertibili. Che rimangono per sempre nella storia e che scrivono pagine di leggenda indelebili. E alle quali potremo sempre riferirci dicendo: they can never be taken away from us! Una Dinastia è nata, vive e prospera: quella dei Giants!

Solamente per la seconda volta nella storia delle World Series due compagini provenienti dal rispettivo Wild Card Game hanno disputato l'epilogo. Evidentemente un qualcosa che ha finito per infastidire molto l'opinione pubblica e i media statunitensi che da subito hanno etichettato queste World Series del 2014 come "le peggiori di sempre". Sottolineando vieppiù che le due protagoniste non erano di certo le squadre più forti. Queste affermazioni portano a pensare che la stupidità e la mancanza di realismo siano all'ordine del giorno anche tra gli addetti ai lavori oltreoceano. Perché semplicemente ponendo a tutta questa pletora di geni la seguente domanda si finisce per smontare qualsiasi loro asserzione: se altre squadre erano più forti di Kansas City e dei nostri Giants, perché non si sono qualificate all'atto finale? Considerato che in una società assolutamente votata al più sfrenato pragmatismo, quale è quella statunitense, tutto ciò che non è vincente è ipso facto spazzatura viene da rimanere basiti persino nel solo leggere o ascoltare certe idiozie clamorose.

E' parso abbastanza chiaro che negli Stati Uniti la stragrande maggioranza di chi segue il Baseball fosse dichiaratamente a favore di una vittoria di Kansas City. Sia chiaro che non c'è nulla di male a simpatizzare per i Royals, per inciso una delle due compagini dell'American League a me care assieme ai Minnesota Twins, semplicemente mi domando per quali motivi l'ago della bilancia abbia finito per pendere così smaccatamente verso il Missouri. A parte la simpatia creata dal fatto che da ventinove anni i Royals non disputavano le World Series non vedo cosa di tanto diverso avessero rispetto a noi sì da creare un così marcato movimento d'opinione a loro favore. Auguro sia a Kansas City che a Minnesota tutto il meglio per l'avvenire. Naturalmente non simpatizzerò per loro solo quando giocheranno contro i Giants.

Nei prossimi giorni, come fatto un anno fa, analizzerò la stagione 2014 giocatore per giocatore anche alla luce di una loro presenza nel 2015 con i Giants. Cinque di essi in particolare sono a tiro di diventare Agenti Liberi ovvero Sandoval, Vogelsong, Peavy, Romo e Morse. Soprattutto su Panda abbiamo avuto la maniera di scrivere abbastanza chiaramente qual era l'oggetto del contendere tra il suo procuratore e la dirigenza rappresentata in primis dal Guru (Sabean). Certamente l'ottima seconda parte di stagione disputata e le ventisei valide azzeccate in post-season, record di tutti i tempi, hanno ulteriormente fatto salire le quotazioni di questo Terza Base. Ribadisco che Panda a me non piace nel complesso come giocatore ma i Giants hanno ben altri parametri da porre sul tavolo della discussione per  un ipotetico rinnovo contrattuale. Che personalmente al momento ritengo piuttosto improbabile.

Giants Talk, n. 34
Venerdì 31 ottobre 2014

domenica 26 ottobre 2014

Giants Talk

La decisiva (?) gara 5

Tra poche ore va in onda gara-5 delle World Series, terza e ultima partita che si svolge nel nostro adorato AT&T Park.
La situazione, come ben sappiamo, è di due gare a testa quindi con serie in perfetta parità.
Ed è mio personale pensiero che gara-5 sarà quella che detterà l'epilogo della serie.
E mi spego, ovviamente.
Dalla prospettiva dei Giants vincere gara-5 significherebbe presentarsi in vantaggio nella serie, 3 a 2, per gara-6 in programma martedì a Kansas City. Mancando, in teoria, due gare al termine entrambe le squadre sulla carta avrebbero il 50% delle possibilità di vincerne una cosicché ipoteticamente i Giants potrebbero chiudere a loro favore per 4 a 3.

Ma un eventuale successo dei Giants in gara-5 darebbe ai nostri adorati non solo il vantaggio di 3 a 2 quanto anche la possibilità di realizzare immediatamente il proprio 50% in terra del Missouri.
Riuscire ad andare a Kansas City avanti per 3 a 2 ci darebbe davvero molte possibilità di chiudere sul 4 a 2 la serie.
Da qui la mia convinzione che la gara di stasera possa veramente risultare decisiva per come termineranno queste World Series 2014.
Di contro se Kansas City vincerà gara-5 allora per i Giants le cose si metteranno malissimo perché la vedo davvero dura riuscire a spuntare due successi fuori casa con i locali agguerriti e che avranno due match-points consecutivi.
Anche se nel Baseball non è mai detta l'ultima parola fino alla fine appare chiaro che i due scenari, essere avanti 3 a 2 o essere in svantaggio per 2 a 3, siano ben differenti in un'ottica pro-Giants.

Mi sono preso la briga di andarmi a studiare come si sono sviluppate le World Series terminate in sei gare dal 1980 al 2013, ovvero quante volte in sei gare si è chiusa la contesa nelle ultime trentaquattro edizioni.
Orbene, solamente nove volte si sono esaurite in sei gare.
Di queste nove volte in quattro occasioni chi ha vinto gara-5 ha accorciato lo svantaggio da 1 a 3 dopo quattro gare, a due vinte e tre perse per poi cedere la decisiva gara-6 (Atlanta nel 1992, Philadelphia nel 1993, Cleveland nel 1995 e Philadelphia nel 2009).
Nelle rimanenti cinque occasioni invece chi ha vinto gara-5 si è portato avanti per 3 a 2 nella serie (ne deriva la parità di 2 a 2 dopo quattro sfide) per poi aggiudicarsi anche gara-6 e con essa il titolo.
Questi cinque precedenti, ovvero partendo da una situazione di 2 a 2 dopo quattro sfide, sono quelli che più si avvicinano alla situazione attuale in cui i Giants e gli attuali avversari si trovano.

In tre di questi cinque casi la squadra che ha vinto fuori casa gara-5 ha poi conquistato il titolo aggiudicandosi gara-6 tra le mura amiche e nella fattispecie la cosa è stata realizzata dai Philadelphia nel 1980 (finalisti furono Kansas City), dai New York Yankees nel 1996 (finalisti furono Atlanta) e dai Boston l'anno scorso, 2013 (finalisti furono i Saint Louis).

Infine nelle due rimanenti occasioni la squadra che ha vinto in casa gara-5 ha poi conquistato il titolo aggiudicandosi gara-6 in trasferta.
Questo è quello che noi tutti auspichiamo per i Giants in queste World Series 2014 tenendo presente che nella mia ricerca due sono state pertanto le compagini a riuscirvi: nel 1981 toccò ai Los Angeles Dodgers (finalisti i New York Yankees) e nel 2003 fu la volta dei Florida (finalisti ancora i New York Yankees).
Ecco il dettaglio di queste due ultime occasioni:
1981
Gara-5, domenica 25 ottobre: New York Yankees 1, Los Angeles Dodgers 2 (serie: 2-3)
Gara-6, mercoledì 28 ottobre: Los Angeles Dodgers 9, New York Yankees 2 (serie: 4-2)
2003
Gara-5, giovedì 23 ottobre: New York Yankees 4, Florida 6 (serie: 2-3)
Gara-6, sabato 25 ottobre: Florida 2, New York Yankees 0 (serie: 4-2)

Ribadisco che la mia speranza è che i Giants chiudano martedì sera con gara-6, ritenendo per noi basilare vincere stasera in gara-5.

In bocca al lupo miei adorati.
Noi siamo i Giants.

Giants Talk, n. 33
Domenica 26 ottobre 2014

venerdì 17 ottobre 2014

Giants Talk






Travis Ishikawa come Bobby Thomson?

Viene davvero difficile non accomunare quanto fatto di eroico da Travis Ishikawa ieri sera in gara-5 con quanto combinò di leggendario mercoledì 3 ottobre 1951 l'adorato Bobby Thomson nella terza ed ultima sfida contro i Dodgers per designare il vincitore del pennant della National League di quella stagione.

Thomson, difensore del sacchetto di Terza Base, si presentò in battuta nella parte bassa della nona ripresa quale sesto uomo del line-up. Appena prima di lui il compagno Whitey Lockman aveva battuto a casa la corsa con cui i New York Giants avevano ridotto a due lunghezze lo svantaggio dai Brooklyn Dodgers, che quindi conducevano in quel momento per 4 a 2. In situazione di un eliminato e con corridori in terza base (Clint Hartung pinch-runner) e seconda base (Lockman) avvenne uno dei più leggendari momenti della storia del Baseball quando Thomson fucilò il fuoricampo del clamoroso sorpasso con cui i Giants vinsero lo spareggio accedendo alle World Series di quella stagione. La cannonata fu etichettata per sempre quale "the shot heard 'round the world" entrando immediatamente nella leggenda. Il lanciatore colpito a morte fu il rilievo, appena entrato, Ralph Branca peraltro ex-partente di gran buona qualità. Tra Thomson e Branca nacque poi un'amicizia che durò per tutta la vita.

Ieri sera non si era nella gara decisiva intesa come "ultima" ovvero, nella fattispecie della NLCS, la "settima". Quindi in questo fattore il fuoricampo di Ishikawa non è assimilabile a quello di Thomson. E nemmeno lo è per via del fatto che il risultato era di parità, 3 a 3, mentre Thompson colpì quando i Giants erano in svantaggio di ben due corse.
Detto questo, il dinger di Ishikawa ci ricorda lo stesso il capolavoro di Thomson perché al lato pratico ha deciso una serie valevole per il pennant più amato, quello della nostra National League. In comune con quello di Thomson ha anche il sapore del coronamento di una rimonta visto che ieri sera Saint Louis per ben tre inning e mezzo ha mantenuto un fastidioso vantaggio di una corsa, 3 a 2, prima che nell'ottavo episodio Michael Morse cancellasse questa differenza.

Non esito quindi nemmeno per un momento a definire il fuoricampo di ieri sera di Travis Ishikawa quale "the second shot heard 'round the world" seppure, come scritto sopra, con tutti i distinguo del caso.
Robert Brown Thomson, che era nato a Glasgow in Scozia il 25 ottobre 1923, ci ha lasciati il 16 agosto 2010 a Savannah, stato della Georgia (Stati Uniti), dove viveva da tempo. Ieri sera pertanto non ha potuto assistere a questo evento. Ma sono sicuro che la sua aura e la sua leggenda gravitassero stabilmente sopra l'AT&T Park per cullare e tenere in braccio i Giants che stavano dannandosi l'anima per ottenere il lasciapassare per le World Series. Un Bobby Thomson che, come le ali di un pipistrello, ha creato un mantello protettivo indistruttibile per poi ispirare Travis Ishikawa quando più serviva ricorrere all'anelito di quanto accaduto mercoledì 3 ottobre 1951.

Bobby Thomson non ha mai vinto le World Series.
Nel 1954 venne ceduto dai New York Giants agli allora Milwaukee Braves, stagione che vide il trionfo dei Giants. Poi a giugno del 1957 Thomson venne "restituito" dai Milwaukee ai Giants, stagione che vide ad ottobre lo storico trionfo dei Braves alle World Series contro i favoritissimi New York Yankees.
Bobby Thomson ha chiuso la sua carriera nella Major League dopo quindici stagioni, di cui quattordici spese nella National League. Ha battuto in tutto 264 fuoricampi e 1026 RBI con una media in battuta pari a .270. A parte il ruolo di Terza Base, ha disputato la stragrande maggioranza delle gare della sua carriera quale difensore impiegato nel campo centrale o in quello sinistro.
Ieri sera Travis Ishikawa ha giocato ad Esterno Sinistro.
Ieri sera Bobby Thomson era dentro di lui a sorreggerlo e a spronarlo.
Riposa in pace, Bobby, ovunque tu sia.
Ah già Bobby: stasera ti ricorderò nuovamente, andando a ri-leggermi alcune pagine del libro di Joshua Prager...

Giants Talk, n. 32
Venerdì 17 ottobre 2014

giovedì 28 agosto 2014

Giants Talk

Tre brevi argomenti per questa edizione di fine mese agostano.

Adrianza
Continua a destare perplessità l'assenza dell'Interbase-Seconda Base venezuelano che ha disputato l'ultima gara lo scorso 24 luglio, dopodiché è finito ripetutamente nella lista infortunati per un guaio ad un legamento del ginocchio destro. Adrianza continua la lenta riabilitazione ma per sua stessa ammissione l'assenza dallo scorso 24 luglio è dovuta ad un guaio "ben più serio di quello accadutogli in precedenza nella stessa zona corporea". Adrianza prima di quest'ultimo infortunio stava battendo con buone percentuali e consistenza. Nessuno crede che il suo sia un "finto infortunio" ma appare un pò strano che di lui non si sia più udita parola per un mese. Certo, Panik e Duffy stanno facendo molto bene nei ruoli suddetti e a volte verrebbe quasi da pensare che certi acciacchi vengano trattati con "maggiore tranquillità" per non alterare la chimica dell'active roster.

I sette prescelti
Ecco i giocatori che rappresenteranno la nostra organizzazione nella prossima Arizona Fall League, indossando la casacca degli Scottsdale Scorpions: Daniel Carbonell (esterno), David Duffy (interno), Blake Miller (interno), Clayton Blackburn (partente), Erik Cordier (rilievo), Hunter Strickland (rilievo), Steven Okert (rilievo, mancino). Beh dalle mie previsioni più allargate, in cui tenevo conto di una rosa di candidati, prendo atto che Miller e Okert ci sono. Avevo pensato a lungo se includere anche Blackburn poi vi ho rinunciato. Sorprende fino a un certo punto l'inclusione di Carbonell mentre mi ha preso completamente alla sprovvista il trio Duffy-Cordier-Strickland.

Offerta alta, molto alta, anzi altissima. Ma non sufficiente.
E' come si è svolta la proposta fatta dai Giants a Rusney Castillo che alla fine ha firmato per Boston per la bellezza di settantaduemilioni e mezzo di dollari. Come per José Dariel Abreu, così anche per Castillo i Giants fino all'ultimo hanno cercato di assicurarsi l'atleta terminando però in seconda o terza posizione per denari offerti. Solamente il Tempo ci dirà se sia Abreu che Castillo sarebbero stati due buoni investimenti per noi. Al momento possiamo solo prendere atto che i White Sox stanno venendo ripagati ben adeguatamente per l'investimento con Abreu. Di sicuro stiamo apprezzando un progressivo cambio d'approccio nella filosofia di valutare i giocatori cubani da parte dei nostri scout. Fonti interne al club ci assicurano che il top dei nostri scout si presenta a considerare le gesta di questi giocatori, sintomo che anche nella nostra organizzazione la ratio sta cambiando e che pertanto il futuro ci dovrebbe riservare alcune acquisizioni di ottima fattura. Intanto Carbonell sta aprendo la via...

Giants Talk, n. 31
Giovedì 28 agosto 2014

martedì 19 agosto 2014

Giants Talk

Nei prossimi giorni Sabean, Evans, il Supremo e accoliti dovranno prendere due decisioni importanti, tra la ridda di priorità che li circondano.
Entro fine mese bisognerà infatti decidere quali giocatori chiamare ad integrare l'active roster che potrà essere quindi esteso fino a un massimo di quaranta giocatori (in teoria coincidente con quello attuale); poi dovranno venire selezionati i sette prospetti che rappresenteranno i Giants nell'Arizona Fall League che inizierà ad ottobre. Per varie ragioni si tratta di due decisioni molto importanti e sebbene solo la prima sia rivolta immediatamente alla quotidianità della prima squadra, è bene non sottovalutare l'applicazione della seconda che in chiave di prospettiva a breve termine può riuscire a plasmare quelle potenzialità magari ancora non del tutto espresse che potrebbero farci garnde comodo per parecchie stagioni a venire.

Espansione del roster
Leggendo l'attuale elenco dei quaranta presenti, per cinque nomi (di cui quattro al momento in forza a Fresno) viene quasi immediata la considerazione di promozione: George Kontos, Erik Cordier, Jarrett Parker e Juan Carlos Perez. A cui aggiungo il convalescente Ehire Adrianza che presto dovremmo rivedere nel gruppo.
Vi sono poi tre giocatori, sempre nel rosterone a quaranta, che richiedono un'attenzione particolare ovvero Michael Kickham, Angel Villalona e Gary Brown. In teoria sono tre "delusioni" che potrebbero finire in DFA per lasciare spazio a tre volti con numeri e speranze maggiori. Ma qui il management dovrà fare profondi pensieri. Kickham in venticinque partenze a Fresno ha avuto diversi problemi soprattutto ad inizio stagione: ha un'ERA e un WHIP altini, praticamente al termine della stagione che per lui sarebbe dovuta essere quella del riscatto. Poi c'è Villalona che ad inizio stagione era stato preso in considerazione per una militanza a Fresno ma che invece ha solo giocato a Richmond. Giocatore dalle potenzialità enormi, in calando progressivamente stagione dopo stagione. Bisognerà vedere quanto l'organizzazione crede ancora in lui anche se sembra che i suoi giorni targati Giants non siano ancora tanti. Il medesimo discorso vale anche per Gary Brown che sta vivendo più o meno la stessa stagione del 2013, statistica più, statistica meno. Un Brown che continua a non riscuotere la fiducia del management che ad esempio recentemente ha preferito chiamare d'urgenza Parker (da Richmond) piuttosto che Brown stesso (che milita a Fresno).
Tre sono i nomi che potrebbero rimpiazzare nel roster a quaranta Kickham-Villalona-Gary Brown: ovvero Chris Heston, Chris Dominguez e Mark Minicozzi. Heston ha disputato fino ad oggi un'egregia stagione da partente a Fresno dopo quella in dolce-amaro del 2013 che lo ha visto persino venire temporaneamente scaricato tra i waivers. Dominguez ha buoni numeri come interbase e solo deve migliorare l'attenzione negli errori. Inoltre ha già accumulato venti fuoricampi e venti basi rubate, numeri che potrebbero proporlo quale ulteriore rincalzo ad un Brandon Crawford ultimamente molto affaticato. Infine Minicozzi. Che però ha già trentuno primavere. Ma che fa della consistenza la sua arma. E che vorrebbe, come l'amico Chris Colabello dei Twins, coronare il sogno di approdare in MLB. Un Minicozzi che merita questo premio.

I magnifici sette
Un anno fa i sette prescelti furono: Crick, Mejia, Hall, Law, Susac, Villalona e Parker.
Appare evidente che nessuno di questi tornerà in Arizona nel prossimo ottobre per cui esprimo qui di seguito alcune mie preferenze sui probabili/possibili "magnifici sette" tenendo conto che se si vorrà seguire la linea dell'anno scorso selezioneremo due partenti, due rilievi, un ricevitore, un interno e un esterno.
Partenti
1) Ty Blach mancino di Richmond, 24enne
2) Chris Stratton di Richmond (e San José), 24enne
3) Austin Fleet di Fresno (e Richmond), 27enne -sia partente che rilievo-
4) Matt Lujan mancino di San José (e Augusta), 26enne
5) Kendry Flores di San José, quasi 23enne
6) Kelvin Marte mancino di Fresno (e Richmond), quasi 27enne
7) Joe Kurrasch mancino di San José, 23enne
Rilievi
1) Steven Okert mancino di Richmond e San José, 23enne
Ricevitori
1) Ben Turner di Fresno, 24enne
2) Trevor Brown di Fresno, 23enne
Interni
1) Blake Miller di Richmond (e San José), 24enne seconda base
2) Mitch Delfino di San José, 23enne terza base
Esterni
1) Tyler Horan di San José (e Augusta), 24enne esterno destro
2) Elliott Blair di Richmond (e San José), 26enne esterno sinistro
3) Devin Harris di Richmond, 26enne esterno sinistro
4) Chuckie Jones di San José, 22enne esterno destro
Per cui se fossi io chi decide, selezionerei: come partenti Blach e Stratton; come rilievi Fleet e Okert; come ricevitore Turner; come interno Miller; e come esterno Horan.
A giorni conosceremo la lista ufficiale.

Giants Talk, n. 30
Martedì 19 agosto 2014

lunedì 11 agosto 2014

Giants Talk

Il fascino inimitabile dell'AT&T Park...
Giorni fa avevo scritto che di ritorno dall'escursione a New York-Milwaukee-Kansas City avremmo saputo se le speranze di play-off sarebbero aumentate o meno.
Il giro ci ha liquidato con un fastidioso 4-6 e se il campionato fosse finito domenica sera saremmo esclusi dalla post-season.
Per nostra fortuna abbiamo ancora da disputare quarantaquattro gare e fino a quando la matematica non avrà espresso il proprio verdetto inappellabile, potremo continuare a lottare.
Facendo alcuni rapidi calcoli delle rimanenti quarantaquattro gare, e tenuto conto dei record attuali delle avversarie, avremo ventinove sfide contro club con record perdenti e quindici contro club con record vincenti. Il che, se vincessimo contro i club perdenti, ci vedrebbe come minimo attingere quota novantuno vittorie in classifica a fronte di settantuno sconfitte. A mio parere l'ideale sarebbe 94-68, ma intanto vorrei vedere approdare alla suddetta quota novantuno che, con l'andamento attuale, è ancora più che una chimera.
Sappiamo che da qui alla fine della stagione regolare dovremo vincere ALMENO sei gare in più di Los Angeles, considerando che a settembre li incontreremo tre volte in casa e tre a Chavez Ravine.
Il compito di rimontare le attuali quattro gare e mezzo di svantaggio appare gravosissimo se non impossibile con lo stato di forma evidenziato in questi giorni dai Giants.
Davvero servirà uno sforzo disumano di tutto il gruppo che, oggidì, appare definibile semplicemente con un solo participio passato: cotto (o bollito).
Siamo una Ferrari senza il giusto carburante.
Siamo la controfigura, grigia e sbiadita, di chi ai primi di giugno scorso veleggiava con un record di .667 (42-21). Da allora abbiamo vinto venti gare e ne abbiamo perse ben trentacinque per le ragioni che tutti sappiamo.
Non ho ricette da suggerire a Sabean.
Non ho oramai più parole da scrivere, né da proporre.
So solo che ogni giorno che passa l'amarezza per il rischio di nuova esclusione dai play-off aumenta e lascia davvero preoccupati.
Ma ripeto, fino a quando la matematica non avrà deliberato il suo verdetto, bisognerà lottare senza paura e senza sosta.
E noi saremo con Voi.
Noi siamo i Giants, nessuno lo dimentichi mai comunque vada a finire...

Giants Talk, n. 29
Lunedì 11 agosto 2014

martedì 5 agosto 2014

Giants Talk

Cole Hamels (foto del 7 luglio scorso)
Dopo il nulla di fatto alla recente scadenza del 31 luglio, il mese di agosto presenterà ulteriori ed interessanti possibilità di acquisizione di giocatori. Durante tutto questo mese i club che intendono vendere giocatori dovranno però obbligatoriamente mettere tali ball players nei cosiddetti “revocable waivers” ovvero esporli all’eventuale scelta di chi potrebbe esserne interessato. Se un giocatore viene quindi pescato dai “revocable waivers” il club che lo ha posto in vendita ha a disposizione tre possibilità: 1) cedere il contratto (di norma piuttosto oneroso e che non si intende portare nel bilancio della stagione seguente); 2) proporre uno scambio di giocatori, comprendente ovviamente il giocatore scelto; 3) ritirare il giocatore posto sul mercato, di fatto rendendo vana l’opzione esercitata da un altro club (questo magari accade se non si vuole che un proprio quotato giocatore finisca ad un club della medesima division così da diventare un pericoloso nemico-avversario dall’anno seguente se non addirittura da subito).
Ho scritto tutta questa pappardella introduttiva perché è di queste ore la decisione di Philadelphia di mettere nei “revocable waivers” una serie di pezzi pregiati su cui fare convergere con attenzione le proprie idee. Questa mossa del general manager dei Phillies, Ruben Amaro, era prevedibile sia perché il club sta avendo una pessima stagione, sia perché il suo bilancio è zavorrato da contratti onerosissimi quali ad esempio quelli di Cliff Lee, Cole Hamels e Ryan Howard.
In questi giorni quindi i Phillies stanno dicendo a tutti che gente come Antonio Bastardo, Cole Hamels e diversi altri suoi giocatori sono sul mercato.
E qui casca il nostro asino.
Nel senso che da una prospettiva dei Giants tre dei suddetti giocatori potrebbero benissimo fare al caso, e nella fattispecie cito Bastardo (o Papelbon), Utley (o Rollins) e Hamels.


Antonio Bastardo è un mancino dominicano di ottima qualità, da tempo seguito da molti scout. La formula di tre mancini nel bullpen è una delle carte che ha dato molte soddisfazioni ai Giants in un recente passato e che potrebbe essere ripetuta. Bastardo andrebbe a rimpinguare la categoria dei set-up men se si vuole lasciare Santiago Casilla come closer, il che renderebbe necessaria la partenza di Sergio Romo che sta avendo una stagione opacissima e che a novembre sarà agente libero. Se invece si vuole riposizionare Casilla come set-up man allora Jonathan Papelbon andrebbe molto bene come nuovo closer ed anche in questa situazione a farne le spese sarebbe Romo. 

Chase Utley avrà trentasei anni a dicembre prossimo. Ma ha talento, mestiere, potenza e resistenza da vendere. E’ un californiano di Pasadena e vorrebbe tornare nelle sue terre. E’ un seconda base, esattamente quello che i Giants stanno cercando da mesi. Utley è il genere di giocatore che senza guai fisici può ancora durare cinque-sei stagioni al massimo livello. Se invece un ipotetico investimento su Utley nel medio periodo non sfagiolasse ai Giants allora si potrebbe pensare a Jimmy Rollins, l’ottimo interbase coloured che comunque è nato anch'egli nel 1978 come Utley. Luogo di nascita Oakland, a due passi da dove giocherebbe con i Giants. Il fatto che Rollins sia un interbase non impedisce infatti un suo utilizzo in seconda base. Come sappiamo l’interbase è un ruolo più completo rispetto a quello del difensore di un sacchetto di base per cui la duttilità di Rollins ci farebbe un gran comodo. Oltretutto Rollins sarebbe l’ideale sostituto di Brandon Crawford quando riceverà un turno di riposo con Ehire Adrianza o Joe Panik (o Matt Duffy) inseriti in seconda. 


Infine scrivo di Cole Hamels che, così come Cliff Lee, è un mio “vecchio” pallino. Hamels ha un contratto onerosissimo che per ancora quattro stagioni lo legherà ai Phillies. Hamels è un mancino che da tempo si è lamentato dell’ambiente non ideale dei Phillies. Hamels è un partente che ha classe e mestiere e che vuole un club all’altezza delle sue potenzialità. Sappiamo che Matt Cain si sottoporrà a breve all’intervento al braccio destro per il quale, se tutto va bene, lo rivedremo a Scottsdale a febbraio prossimo. Un intervento non difficile ma che potrebbe ritardagli ben oltre febbraio 2015 il rientro. La valutazione sul suo futuro è quindi a dir poco incerta e a fine stagione avremo anche Ryan Vogelsong nuovamente agente libero. Il che significherà che Brian Sabean dovrà nuovamente muoversi sul mercato per acquisire un partente. Orbene, ritengo questo il momento adatto per acquisire Hamels e potenziare ulteriormente una Rotazione che troppo spesso vive degli alti e bassi di Tim Lincecum e del medesimo Vogelsong. Nel caso arrivasse Hamels potremmo benissimo cedere proprio Vogelsong a Philadelphia; Phillies a cui potremmo proporre anche parte dell’accollo contrattuale del compenso futuro di Hamels. Ricordo anche che in Rotazione abbiamo solo un mancino, Madison Bumgarner, e che dopo la dipartita di Barry Zito sarebbe bene averne un secondo. 


La formula dei “revocable waivers” tutto sommato è uno strumento meno compromettente di quella della “non-waivers deadline” del 31 luglio in cui molti sodalizi sono frenati nei movimenti d'acquisto causa i prezzi in prospetti domandati dai “sellers”. Ragion per cui Sabean giovedì scorso non ha voluto assolutamente privarsi di gente come Andrew Susac, Joe Panik, Adam Duvall ed Ehire Adrianza. Quattro nomi, questi ultimi, che rappresentano auspicabilmente parte del nostro roseo futuro. In tempo agostano, pertanto, facendo uso cum grano salis delle previsioni di bilancio per le stagioni a venire, si può davvero piazzare alcuni colpi in entrata. Nel caso specifico dei Giants bisognerà sicuramente vedere quanto spazio c’è ancora sul bilancio dell’anno corrente e quanto ci si vuole esporre investendo per il futuro. Con un record di 61-51 e con solo una gara e mezzo di svantaggio sui Dodgers beh, se io fossi Brian Sabean (che è pure vice-presidente) andrei a bussare forte alla porta della sala dove si riunisce l’esecutivo presieduto da Larry Baer…


Giants Talk, n. 28
Martedì 5 agosto 2014

martedì 29 luglio 2014

Giants Talk

Se potessi trovarmi in un Café con Brian Sabean vorrei porgli alcune domande. Di quelle anche a muso duro, di quelle pure scomode.
Pur di sapere. Pur di capire.
Vediamone qualcuna.

1) già al termine della scorsa stagione sapevamo degli acciacchi ricorrenti di pedine chiave come Marco Scutaro e Angel Pagan. Perché non ci siamo mossi sul mercato al fine di allungare tali ruoli con colleghi di qualità?
2) i problemi al braccio di Matt Cain erano già sorti anche nel 2013 sebbene non abbia mancato ad alcuna gara. Cosa abbiamo fatto in inverno per capire le reali implicazioni del suo infortunio? Abbiamo valutato in profondità e con lungimiranza il suo guaio?
3) man mano che ci addentriamo nella stagione abbisogniamo di linfa fresca da inserire nei ruoli decimati. Tony Abreu aveva appena chiesto di andarsene e Dan Uggla ha avuto evidentemente problemi personali ad Atlanta. Aggiungiamoci che Joaquin Arias e Gregor Blanco in attacco sono deficitari e che Tyler Colvin è l'ombra di quello ammirato fino ad un paio d'anni fa. E con queste "seconde forze" fino a dove vorremmo arrivare?
4) in agosto Cliff Lee e alcuni altri lanciatori di spicco saranno disponibili ad essere acquistati. Pensiamo di arrivare a fine settembre con Ryan Vogelsong in rotazione?
5) noi, caro Sabean, le dobbiamo tantissimo non fosse altro che per avere portato due titoli in saccoccia nelle ultime quattro stagioni. Guardare però indietro non è mai la cura ai problemi del presente. Di fronte a lei nella Baia ha un collega, antipatico, odioso e aggressivo se vogliamo, che però dimostra una vivacità operativa sul mercato strabiliante. Che cozza con la visione iper-conservativa professata da lei e dai suoi collaboratori nei Giants. Lei Sabean, assieme a Evans e a Bochy intendete attuare delle modifiche al vostro modus operandi?

La ringrazio signor Sabean.

Giants Talk, n. 27
Martedì 29 luglio 2014

domenica 27 luglio 2014

Giants Talk (edizione per l'arrivo di Jake Peavy)

"Sai, io per quell'uomo (Bochy, ndr) darei la mia vita".
Jake Peavy parlando a Ken Rosenthal (Fox Sports), sabato 26 luglio 2014.

Jake Peavy: uno di NOI!
Sabean lo ha detto chiaro e tondo: "l'arrivo di Jake Peavy è stato deciso per via dell'infiammazione al braccio di Matt Cain che non sappiamo se e quando potrà tornare a giocare in questa stagione". Un arrivo che è costato ai Giants la partenza di Escobar e di Hembree, ritenuti "cedibili" dal Management anche alla luce dei tanti alti e bassi che entrambi stanno vivendo a Fresno.
Jacob Edward Peavy, soprannominato "Jake", è un vecchio pallino ed una vecchia conoscenza di Bruce Bochy che lo ha avuto per cinque stagioni, dal 2002 al 2006, a San Diego. Un fedelissimo di quel segmento finale della traiettoria di Bochy ai Padres. Un lanciatore che è rimasto nel cuore e nella massima stima del Supremo. Un partente con i fiocchi, un partente solido e affidabile che nel 2007 ha addirittura vinto il premio Cy Young.
Nato a Mobile, in Alabama, il 31 maggio 1981, questo 33enne sta giocando la sua tredicesima stagione in MLB avendo disputato fino ad oggi 325 gare da partente (più una da rilievo) con un record di 133 vittorie e di 107 sconfitte.
Peavy proviene da Boston dove in questo 2014 in 20 partenze ha totalizzato un record di 1-9 frutto soprattutto della pessima stagione di tutta la squadra.
In tutta la carriera Peavy ha totalizzato un ERA di 3.58 e un WHIP di 1.19. Contro di lui i nemici battono con media di .237.
Squadre in cui ha militato:
2002-2009 San Diego
2009-2013 Chicago White Sox
2013-2014 Boston (vittoria nelle World Series del 2013).
Peavy ha sempre indossato la casacca numero 44 ma nei Giants questo numero è stato ritirato da tempo in onore di Willie McCovey per cui il nostro Jacob Edward vestirà l'uniforme con il numero 43.
Nota finale: prima di decidersi per l'acquisto di Peavy, i Giants l'hanno fatto seguire da ben otto scout diversi in otto gare diverse. Tutti e otto questi osservatori hanno convenuto che il nostro Jacob Edward come quarto partente della Rotazione è l'ideale.
Benvenuto Jake!
Jake Peavy: uno di NOI!!!!!!

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Giants Talk, n. 26
Domenica 27 luglio 2014

martedì 22 luglio 2014

Giants Talk

Rusney Castillo

Mi ero ripromesso di scrivere questi pensieri solamente su Rusney Castillo e sul crescente mercato dei giocatori cubani. Ma il nuovo infortunio di Cain mi porta a dovere includere un paragrafo anche su questa vexata-quaestio.

Sabato prossimo, 26 luglio, Rusney Castillo terrà nella zona di Miami un provino a beneficio dei tanti scout interessati a firmarlo per uno dei club della Major League. Sappiamo con certezza che anche gli osservatori dei Giants saranno tra questi.
Rusney Castillo è un Esterno 27enne proveniente dalla provincia di Ciego de Avila con cui ha brillato a più riprese nelle Series Nacionales de Béisbol, arrivando a vincere l'edizione 2011/2012. Considerato un "five tool player" Rusney Castillo appare come un sicuro candidato ad un ruolo di valore in MLB.
Credo personalmente che i Giants possano e debbano capire se fare il colpaccio-Castillo. Gente come Yasiel Puig (sebbene dimostratosi un incivile fuori dal diamante), Yoenis Céspedes e adesso anche José Dariel Abreu stanno facendo vedere di che pasta sono fatti. A questi aggiungo Alfredo Despaigne e Yulieski Gourriel recentemente accasatisi in Giappone. A questi aggiungerei Alexei Ramirez e Dayan Viciedo dei White Sox. Ed anche i prospetti Jorge Soler dei Cubs e Dariel Alvarez degli Orioles. Un mercato, quello cubano, che sta espandendosi giorno dopo giorno e che promette di sfornare a lungo fior fiore di giocatori. A fine giugno Sabean ha acquisito i servigi di un altro "jugador de cinco herramientas" ovvero Daniel Carbonell, ancora atteso a Salem-Keizer una volta ottenuto il visto d'ingresso. Se Carbonell sarà l'apripista nella filosofia dei Giants non lo possiamo sapere. Di sicuro nei prossimi tempi tanti grandi giocatori arriveranno. E allora, anche alla luce dei problemi che stiamo avendo con gli Esterni, perché non considerare davvero di acquisire i servigi di Castillo? Le imprese di Puig, di Céspedes e di Abreu (per inciso quest'ultimo più volte seguito dai nostri scout prima della firma a Chicago) hanno messo la pulce nell'orecchio al nostro management. Ora trovare un cubano coi fiocchi e per il quale ne valga la pena, appare possibile. Basta crederci e avere pazienza.

Nell'edizione n. 18 di Giants Talk del 20 giugno passato, dedicata completamente a Matt Cain, ho cercato di evidenziare i crescenti problemi che stanno affliggendo questo celebrato lanciatore da un anno e mezzo a questa parte. E' notizia di ieri che il nostro numero diciotto per la terza volta nel 2014 andrà sulla lista infortunati e questa volta causa problemi ossei al braccio destro. Con un record di 55-44 e la possibile casacca di contenders di cui volersi vestire, ritengo sia umano e naturale che i Giants pensino a potenziare l'organico. Sarà ben difficile che da qui a fine campionato Cain rifili un deciso colpo di coda e inverta la tendenza, e se così sarà allora avremo una gamba zoppicante in Rotazione. La domanda che sorge, a nove giorni dal deadline del 31 luglio, a questo punto è: i Giants vogliono acquisire un nuovo partente durevole e di qualità? Questo per Sabean è il momento di decidere. Questo è il momento di pianificare. Questo è il momento di guardare avanti. Per non tornare su illazioni e speculazioni di mercato segnalo che un eventuale candidato, a mio parere, potrebbe essere in primis e ovviamente Cliff Lee. e un altro, a seguire, è Cole Hamels. Due mancini, due partenti celebrati dei Phillies. Due giocatori con contratti onerosi ancora per alcune stagioni. E il fatto che Hamels (e quasi sicuramente anche Lee) nei loro rispettivi accordi contrattuali possano avvalersi della clausola di veto ad un trasferimento ai Giants non ci preoccupa né ci fa recedere dall'idea che uno dei due possa approdare a China Basin.

Giants Talk, n. 25
Martedì 22 luglio 2014

martedì 15 luglio 2014

Giants Talk

I Giants che dopo novantacinque gare giungono alla cosiddetta "pausa di metà campionato" sono basicamente una squadra stanca. E lo sono molto di più psicologicamente che fisicamente.
I dati alla mano del recente slump confermano questo perché altrimenti non si spiegherebbe come una barca che stava veleggiando così bene (42-21) abbia incominciato tutto d'un tratto ad imbarcare acqua e ad andare alla deriva (10-22).
A parte alcuni esempi di giocatori in crisi, Hicks su tutti e in parte Blanco e Arias (ma potrei aggiungere anche Cain e Romo), v'è un comune senso di adagiamento davvero pericoloso. Ci siamo mangiati un vantaggio di una decina di gare sui Dodgers e adesso ci toccherà spagnoccarcela fino a fine settembre con loro perché personalmente non credo che saremo nuovamente capaci di distanziarli. E questo per via di quella "stanchezza psicologica" di cui sopra che ci attanaglia.
Se così sarà, se il testa a testa con i nemici sarà un daily business, allora ogni gara rimanente dovrà essere affrontata come una questione di vita o di morte. Ogni gara varrà qualcosa in più. E con solamente sessantasette gare al termine della stagione regolare un parziale di 40-27 (per terminare quindi con un record di 92-70) potrebbe non bastare. Naturalmente ho scritto di quaranta vittorie da conquistare perché una cifra inferiore ci escluderebbe al 99% da qualsiasi discorso di vittoria nella divisione. Avremo nove sfide dirette contro i Dodgers, avremo parte di luglio ma soprattutto agosto e settembre con tante probanti gare esterne e proprio lontani dall'AT&T Park dovremo andare a conquistarci quella meritata corona di campioni della divisione visto che nell'ultimo mese abbiamo perduto malamente un bel pò di gare interne; letteralmente gettate alle ortiche.

Questa breve riflessione vuole essere tale e non certamente un tentativo di adivinare il Tempo a venire. Buona parte dell'esito della stagione attuale dipenderà anche dagli eventuali innesti che il Management vorrà fare entro questo fine mese: da tempo ho segnalato le mie idee in merito e i miei "desiderata" soprattutto se da Buyers intendiamo veramente aspirare poi alla post-season.
A parte l'esito della stagione, di cui avremo ancora occasioni diverse per trattarne, sarà importante sapere trarre i giusti insegnamenti in corso d'opera al fine di correggere cosa di lampante non va.
In bocca al lupo, o Miei Adorati Giants!

Giants Talk, n. 24
Martedì 15 luglio 2014

venerdì 11 luglio 2014

Giants Talk (edizione delle "21 sconfitte")

Elucubrazione-flash:
42-21 = nelle prime 63 gare
8-21= nelle seguenti 29 gare
50-42= l'attuale record

Giants Talk, n. 23
Venerdì 11 luglio 2014

martedì 8 luglio 2014

Giants Talk


Terminati la Bay Series e il trittico interno di fine settimana con Arizona sarà tempo di break per l'inutile All Star Game.
Saranno quattro giorni per capire e per analizzare a fondo per Sabean, per Evans e per il Supremo.
Credo infatti che i Giants siano arrivati sull'orlo del precipizio e che debbano velocemente capire come allontanarsene visto che l'alternativa sarebbe gettare alle ortiche un'altra stagione.

Dopo il favoloso 42-21 abbiamo incassato un 7-19 pesantissimo, peggiore record in tutta la MLB nelle ultime ventisei gare.
E il quadro che se ne ricava è al contempo di stupore ingiustificato e di mesta rassegnazione all'interno della clubhouse.
Se fino al 42-21 girava tutto a pieni cilindri, se i lanciatori sapevano lanciare e gli altri sapevano battere e difendere, non è che adesso d'improvviso tutto il nostro roster è diventato un'accozzaglia di brocchi incapaci.
Alcuni infortuni certamente hanno finito per pesare, alcuni cali di forma idem. Sta quindi al management sapere andare immediatamente e velocemente (due brutti avverbi, eh?) a correggere le manchevolezze e a chiudere bene le falle al fine di potere continuare a lottare per la supremazia nella nostra division.

Dall'intervista telefonica fatta ieri da Tim Kawakami del Mercury News (di San José) a Brian Sabean si può leggere di un general manager profondamente scosso da questo trend preoccupante e negativo, un general manager al contempo che appare con armi spuntate per affrontare il quasi-naufragio. Un Sabean che non sa quali scialuppe scegliere, un Sabean che avvisa tutti i marinai dell'imminente sciagura e che attende ancora. Che vuole saperne di più su quali giocatori saranno "veramente" sul mercato entro fine mese prima di farsi avanti con le eventuali richieste.
Conosciamo stra-bene la filosofia iper-conservatrice e romantica di Sabean, molto ben sposata dal Supremo. Forme di affezione e di credo cieco che purtroppo, dati alla mano, vengono riposti su giocatori che ci dicono essere in grande difficoltà. Giocatori che hanno avuto certamente un certo impatto nella storia dei Giants, ma ball players che con freddezza e con decisioni asettiche vanno valutati per cosa stanno facendo OGGI e non per cosa di leggendario hanno compiuto IERI.
Attendere a luglio va bene sì, ma fino a un certo punto. Il management e i coach sanno bene dove le ferite stanno sanguinando. Ne conoscono i motivi e a portata di mano hanno i rimedi. Per il momento ci si lamenta dell'assenza di Pagan e ci si crogiola nella speranza di riavere lo Scutaro versione-2012. Come se non avessimo già saputo lo scorso inverno che entrambi sono oramai proiettati verso un inesorabile declino, Scutaro più di Pagan, causa anche continui acciacchi. Sappiamo dell'oramai Rotazione ballerina, sappiamo di un Bullpen stanco e con un paio di protagonisti in difficoltà. E sappiamo che ci serve un Seconda Base. E che ci serve un Esterno.
Non a caso io, bancario, martedì scorso ho emesso la mia personale lista della spesa in questa rubrica. Non a caso vi aggiungo, più come chiacchiere da bar che altro, il nome di Troy Tulowitzki.

Il compito primario di uno staff a livello di management è quello di capire e di risolvere i problemi. Capisco un certo romanticismo nell'affezionarsi ai giocatori che di certo non sono mattoncini dei Lego come ad esempio vengono trattati ad Oakland dall'odioso Beane (o a Baltimora).
Ma l'esperienza decennale, i dati lampanti alla mano e le possibili ambizioni di un club dovrebbero portare certi generi di consigli in seno ai Giants. E in questo, piaccia o meno, gente pur odiosissima come il sopra citato Beane ci sta facendo vedere come essere sempre attenti e pronti per non perdere mai il treno.

Al pezzo di Kawakami aggiungo quello di Andrew Baggarly, scritto di getto ieri sera alle 23.30. Un bell'atto di accusa verso i nostri amati, nemmeno tanto velato, dal titolo "Glaring differences".
E che poggia tutto su una frase: "The Giants are swimming beyond their depth"...

Giants Talk, n. 22
Martedì, 8 luglio 2014